venerdì 20 luglio 2018

FATTI & CURIOSITA' / 13 : LA BANDA KOCH


Pietro Koch (Benevento, 18 agosto 1918 – Roma, 5 giugno 1945) è stato un militare, criminale di guerra e ufficiale di polizia politica italiano. Negli ultimi anni della seconda guerra mondiale, fu a capo di un reparto speciale di polizia della Repubblica sociale italiana, noto anche come Banda Koch, che operò principalmente a Roma e in seguito, brevemente, anche a Milano, macchiandosi di numerosi crimini contro nemici catturati e oppositori politici, come torture e omicidi.
Biografia
« L’ex granatiere Pietro Koch di padre tedesco è probabilmente, tra tutti i leader emersi durante la Repubblica sociale italiana, il più famoso, per non dire il più famigerato. »
(Massimiliano Griner - La "banda Koch". Il reparto speciale di polizia 1943-44 )
Pietro Koch era figlio di Otto Rinaldo Koch, un commerciante di vini ex ufficiale della marina tedesca, sposatosi con Olga Politi. La famiglia negli anni trenta si trasferì da Benevento a Roma, dove Pietro si diplomò al liceo Gioberti per poi iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza.
Il richiamo alle armi lo costrinse ad abbandonare gli studi intrapresi. Nel 1938 diventò ufficiale di complemento dei Granatieri di Sardegna. Nei primi mesi del 1940 fu posto in congedo e non venne chiamato alle armi fino alla primavera del 1943.
In questi tre anni visse tra Roma e Perugia come mediatore di compravendite immobiliari e agricole. La Prefettura di Perugia lo segnalò, nell'ottobre 1942, per «una non indifferente attività truffaldina» (1- pg.155). Nel 1940 si era sposato con Enza Gregori, ma il matrimonio naufragò in pochi mesi a causa della relazione con Tamara Cerri, una ragazza sedicenne conosciuta a Firenze.
Repubblica Sociale Italiana
Nella primavera del 1943 fu richiamato alle armi nel 2º Reggimento "Granatieri di Sardegna" e l'8 settembre 1943 era a Livorno con il suo reparto in attesa di imbarcarsi per la Sardegna. Dopo l'8 settembre si spostò a Firenze e si iscrisse al Partito Fascista Repubblicano, entrando nel "Reparto Speciale di Sicurezza" di Mario Carità. Le incertezze del periodo sono riportate in tre lettere di Pietro Koch alla sorella, pervenute, dopo la Liberazione, ad un giovane funzionario del Partito Comunista Italiano, Luca Canali, che le pubblicò parafrasate nella sua autobiografia . In esse, si manifesta lo sbandamento di un giovane ragazzo che poi decide di aderire con convinzione fanatica alla repressione nazi-fascista.
Si mise subito in evidenza con la cattura, presso un albergo cittadino, del colonnello Marino, già aiutante del generale di corpo d'armata Mario Caracciolo di Feroleto, l'ex comandante della 5ª Armata che aveva tentato la difesa di Firenze. Attraverso questa azione fu notato da Mussolini. Mario Caracciolo di Feroleto, uno dei pochi generali che si erano opposti ai tedeschi, si era rifugiato a Roma presso il convento vaticano di San Sebastiano, sotto tutela di Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo.
Il capitano delle SS di via Tasso, Kurt Schutze, del gruppo di Herbert Kappler, autorizzò Koch a violare il territorio Vaticano, così la sua banda, attraverso uno stratagemma e l'appoggio esterno delle SS, riuscì ad arrestare il generale. Le SS, dopo averlo schedato lo lasciarono a Koch che lo trasferì a Firenze presso la sede della cosiddetta Banda Carità. Il risultato di questa azione gli permise di avere le autorizzazioni dal capo della Polizia della RSI di Salò, Tullio Tamburini, per costituirsi un suo reparto speciale. Con l'arresto del generale di corpo d'armata Mario Caracciolo di Feroleto, fu rinvenuto anche il memoriale Caracciolo, documento interessantissimo scritto dal generale durante la reclusione, che contiene informazioni inequivocabili, in particolare riguardo a come la cieca ostinazione del duce abbia condotto l'Italia nel baratro. Fu grazie al tenente dei Granatieri di Sardegna, Eraldo Barosini (Roma 3/10/1915 - Roma 23/05/1986), capo settore della Banda Granatieri e amico di Pietro Koch, che in pieno regime nazi-fascista è stato possibile venire a conoscenza di parte di questa documentazione, sottratta dal Barosini a Koch durante un loro incontro, che né il governo repubblicano, né le autorità tedesche avrebbero mai autorizzato di mettere in circolazione e avrebbero forse un giorno distrutto.
La cosiddetta "Banda Koch"
Attività a Roma
« Tutti quei che a Roma stanno / per la patria con gran danno / a tramare contro il Duce / che il fascismo ogn'or conduce / han da far con una banda / Pietro Koch la comanda. »
(Inno della Banda Koch)
Nel dicembre 1943 Koch si trovava a Roma e si presentò al capo della Polizia Repubblicana, affermando di avere incarico dal generale Luna di riferire che il generale ricercato, Caracciolo, era nascosto presso il convento di San Sebastiano.
« Tamburini volle affidare a me l'incarico di arrestarlo. Lo feci. Allora mi fu offerto di prendere il comando di un reparto di polizia: accettai. »
(dalla deposizione dello stesso Pietro Koch rilasciata dopo il suo arresto definitivo.)
Una volta costituita la squadra speciale, che prese la denominazione ufficiale di "Reparto Speciale di Polizia Repubblicana", si aggregarono anche diversi elementi della Banda Carità fino ad arrivare a circa una settantina di unità tra i quali anche dei sacerdoti. La composizione era la più varia. La bibliografia ricorda: i preti Ildefonso Troya dell'ordine dei Benedettini Vallombrosiani (dopo la sospensione a divinis) e Pasquino Perfetti, l'avvocato Augusto Trinca Armati del foro di Perugia (a capo dell'Ufficio Legale del reparto), il giornalista Vito Videtta, l'esperto dei servizi segreti Francesco Argentino detto "Dottor Franco", Armando Tela (con il ruolo di vice-comandante). Tra gli agenti del reparto ci furono anche degli ex arrestati che collaborarono, come il gappista Guglielmo Blasi. C'erano anche diverse donne: Alba Giusti Cimini (vedova di guerra di 28 anni, e segretaria di Koch), Marcella Stopponi (dattilografa e verbalista) e Daisy Marchi (vero nome Dusnella Marchi[10]), una soubrette che fu per un periodo anche l'amante di Koch. A Milano la Cimini e la Marchi usavano spacciarsi, con i prigionieri, per la celebre Luisa Ferida (specialmente la seconda, molto somigliante fisicamente), approfittando della penombra delle celle; è probabilmente questa l'origine della calunnia che costerà la vita all'attrice, che conosceva Koch per tramite del compagno Osvaldo Valenti (membro della Xª MAS), ma non collaborò mai con la banda. Uomo di collegamento con la Xª MAS, a Roma, fu Mauro De Mauro (amico e forse amante della Stopponi), che non faceva parte della banda in maniera diretta.
La formazione ottenne alcuni rapidi e clamorosi successi con irruzioni e perquisizioni nelle sedi della Chiesa. Gli arresti eccellenti nei conventi, la cattura di Giovanni Roveda e poi la cattura, su segnalazione del collaboratore di Koch Francesco Argentino, del professor Pilo Albertelli che fu torturato e poi fucilato alle Fosse Ardeatine, produssero impressione nel comando SS.
« La prima operazione del reparto che, senza timore di essere tacciati di immodestia, ha compiuto in brevissimo tempo, forse la più brillante operazione politica e militare del momento, è stata quella di aver potuto dare al nostro Governo e al Comando Alleato, un quadro reale delle mene politiche militari che portarono alla disorganizzazione dell'Esercito Italiano. Ciò con l'arresto di un altro generale responsabile anch'egli in gran parte dell'accaduto e che, nel dicembre del 1943, seguitava ancora a vivere a Roma sotto le mentite spoglie di frate francescano: il generale d'Armata Mario Caracciolo da Feroleto, già comandante della V armata [...] A breve distanza di tempo seguiva l'azione svolta in profondità presso un gruppo di conventi: Russicum, Istituto Lombardo, Istituto Orientale e come risultato si ebbe la cattura del presidente del Comitato Centrale del Partito comunista Italiano: Giovanni Roveda. »
(Dal rapporto informativo di Pietro Koch al generale tedesco Kurt Mälzer a seguito delle operazioni nelle sedi della Chiesa)
La prima sede provvisoria del reparto si attestò brevemente a via Tasso 115, dove era acquartierato il Comando SS della Città aperta. Ma già in gennaio si trasferì nella palazzina di via Principe Amedeo 2, presso la pensione Oltremare, dove occupò tre appartamenti uniti. Il vero e proprio alloggio di Koch era nella stanza matrimoniale nº1, nella stanza nº15 invece si trovava il suo ufficio dove avvenivano gli interrogatori, nella stanza nº16 attigua si trovavano le due segretarie Anita e Marcella.
Tra gennaio e maggio 1944 la banda decimò le file degli antifascisti di Roma, tra i quali ben 23 esponenti del Partito d'Azione, che subì la pressione maggiore, di cui 21 furono fucilati alle Fosse Ardeatine.
Koch, la notte tra il 3 e il 4 febbraio, coordinò l'assalto dei suoi uomini al convento annesso alla Basilica di S. Paolo, che portò all'arresto di 67 persone fra ebrei, renitenti alla leva, ex-funzionari di polizia e militari di rango del ex-Regio Esercito (generali Monti e Fortunato) che vi avevano trovato rifugio 
Il 17 marzo 1944 viene fermato il tenente aus. di P.S. Maurizio Giglio, che manteneva contatti radio con il "Regno del Sud" e secondo le accuse di Koch con l'Armata del generale Clark. Fu sottoposto per giorni a brutale tortura in sei interrogatori consecutivi insieme all'agente di P.S. Giovanni Scottu che lo accompagnava; a questi eventi assisté anche il questore capitolino Caruso. Giglio ridotto in fin di vita, fu accompagnato a braccia a Regina Coeli, la sera del 23 marzo. Consegnato quindi ai tedeschi per l'esecuzione della rappresaglia conseguente all'azione partigiana di Via Rasella, dove un intero reparto tedesco era stato annientato, fu condotto in una cava di pozzolana alla periferia di Roma, presso le Fosse Ardeatine e, il giorno 24 marzo 1944, fu ucciso con un colpo alla nuca. Scottu riuscirà a sopravvivere e al termine della guerra formulerà un implacabile atto di accusa contro la banda.
Nonostante non avesse conseguito la laurea in legge, Koch cominciò ad essere chiamato dai suoi sottoposti semplicemente come "dottore", tipico appellativo rivolto ai funzionari di questura.
Dopo l'attentato di via Rasella, la sede del comando non fu più ritenuta adeguata, e il reparto, armi alla mano, prese possesso alla mezzanotte del 21 aprile della pensione Jaccarino, un palazzetto signorile sito in via Romagna 38. Da qui Koch, attraverso numerosi arresti e interrogatori brutali, ottenne in breve tempo il nome di Franco Calamandrei e degli altri coinvolti e ricostruì l'esatta dinamica dell'attentato gappista, di cui diede notizia al generale tedesco Kurt Mälzer, comandante della Wehrmacht nella capitale, con un dettagliato rapporto. Nella lettera Koch testimonia anche l'avversione riscontrata da parte di molte SS e l'ostruzione di certi fascisti, lamenta un'irruzione nella vecchia sede del suo reparto e il tentativo di individuare la nuova, la minaccia di un arresto nei suoi confronti, annunciando che è stato disposto un servizio di sorveglianza in modo da prevenire eventuali atti ostili.
« una prima volta diffidato di non rimanere a Roma ed una seconda di non tornare da Firenze a Roma. Una terza venne addirittura predisposto per il suo arresto. Tuttociò ad opera delle SS germaniche. »
(Dal rapporto di Pietro Koch al generale tedesco Kurt Mälzer a seguito dell'indagine per l'attentato di via Rasella)
In aprile del 1944 la banda arrestò anche Luchino Visconti. Il regista milanese, scarcerato dopo pochi giorni grazie all'intercessione dell'attrice María Denis, fu uno dei principali testimoni nella requisitoria del processo che portò alla fucilazione di Koch, raccontando i particolari sui metodi d'interrogatorio della banda.
« Quando venni arrestato il Koch diede ordine che venissi fucilato nella notte. Per otto giorni, rinchiuso nel cosiddetto "buco" della pensione Jaccarino, attesi che la sentenza, continuamente confermata dall'aguzzino, fosse eseguita. Una sera Caruso [il questore di Roma, ndr.] venne in visita alla pensione e Koch, per divertirsi un poco, gli mostrò due patrioti che avevano appena finito di subire la tortura. Successivamente venni trasferito a quello che nel gergo della Jaccarino veniva definito "l'ammasso": uno stanzone fetido, con un po' di paglia in terra. »
(Dalla deposizione testimoniale di Luchino Visconti agli atti del processo Koch)
Il 28 aprile dello stesso anno la banda, durante un tentativo di catturare un gruppo di comunisti, uccise due ignari passanti (un ragazzo, Luigi Mortelliti e una donna, Maria Di Salvo). Nel mese di maggio la banda intercettò per caso l'intellettuale socialista Eugenio Colorni. La banda gli intimò di rivelargli dove si stava recando (una riunione coi suoi compagni della prima brigata Matteotti), ma Colorni si rifiutò di rispondere; fu quindi spinto verso un portone e lì colpito con sei colpi di pistola. Morì la mattina successiva all'ospedale San Giovanni.
I metodi di Koch erano caldeggiati dalle SS di Kappler, e la banda collaborò, fra appoggio cooperante e attriti intestini, col comando SS di via Tasso, diventando anche lo strumento di azioni e irruzioni nelle sedi della Chiesa, come l'assalto al convento annesso alla Basilica di S. Paolo, progettato e coordinato da Koch, avvenuto la notte tra il 3 e il 4 febbraio, che portò all'arresto di 67 persone fra ebrei, renitenti alla leva, ex-funzionari di polizia e militari di rango . Queste iniziative riducevano per i tedeschi le complicazioni diplomatiche di extraterritorialità tra la Santa Sede e il Terzo Reich. Koch inoltre procurò a Kappler alcuni nominativi da inserire nella lista dei condannati a morte per rappresaglia, in risposta all'attentato di via Rasella operato dai GAP.
« I sistemi di Kappler trovarono un repellente imitatore nel tenente Pietro Koch, un criminale congenito, [...] il quale raccolse attorno a se un'accozzaglia di degenerati, tra cui alcune donne [...] i tedeschi riconobbero a questa cricca perversa la qualità di squadra speciale di polizia, dotata di larga autonomia anche se formalmente sottoposta alla questura di Roma (altra centrale di delitti, condotta dal questore Caruso, il quale, manifestamente dominato da una sorta di psicosi professionale che ottundeva in lui ogni pur modesta facoltà intellettuale ed ogni sentimento umano, non esitava ad assecondare con ebete zelo la ferocia tedesca). »
(Pietro Secchia e Filippo Frassati Storia della Resistenza, la guerra di Liberazione in Italia 1943-45, Vol. 1)
Attività a Milano
Quando, nel giugno del 1944, Roma fu liberata dagli Alleati Koch si unì al convoglio di Eugen Dollmann diretto a nord mentre la sua banda fuggì a Milano. Il Reparto Speciale, inquadrato nelle SS italiane, si insediò presso Villa Fossati (tra le vie Paolo Uccello e Masaccio), che in città sarà nominata come "Villa Triste", attrezzandola con filo spinato, riflettori e sirene. Alcuni locali furono adibiti a stanze di tortura. Quasi tutti i componenti di Roma raggiunsero Milano, solamente alcuni furono arrestati e condannati a morte durante la loro fuga, come il questore Pietro Caruso. A Milano si inserirono anche nuovi elementi, come l'attore Osvaldo Valenti (l'uomo di collegamento fra Koch e il principe Borghese della Xª MAS), il conte-industriale Guido Stampa e altre donne (Lina Zini e Camilla Giorgiatti).
I metodi di tortura e le tecniche d'interrogatorio della banda divennero tristemente famosi e, vista la generalità di testimonianze concordi, quasi codificati:
l'interrogatorio avveniva nella stanza di rappresentanza di Koch alla presenza di numerosi poliziotti;
se un arrestato non parlava, cioè non rivelava chi fosse e quale fosse la propria attività politica, le percosse erano immediate con: lo schiaffo scientifico, la capriola (lancio della vittima contro il muro), la corsa (un percorso da denudato dalla doccia alle celle tra due file di poliziotti che colpivano). Perché la violenza mantenesse vigore e forza gli agenti si davano il cambio.
le percosse avvenivano con fruste di cuoio, con nervi di bue, con i caricatori (carichi delle cartucce);
l'isolamento avveniva nel cosiddetto buco, cioè in locali angusti e soffocanti;
la sospensione dei torturati: venivano legati con corde e issati in modo che il corpo non toccasse terra e lasciati così per ore;
la doccia bollente: le vittime venivano denudate e spinte con manici di scopa sotto un getto d'acqua bollente;
qualche testimonianza ha riferito anche dell'uso del manico di scopa come variante per violenze e abusi sessuali;
la messinscena dell'esecuzione per terrorizzare le vittime: una vera esecuzione fermata all'ultimo momento.
scariche elettriche, usata più raramente.
Via via l'ambito delle attività del Reparto di Koch si ampliarono e oltre all'azione contro gli antifascisti gli furono assegnati anche compiti di indagini interne all'apparato di regime della Repubblica di Salò. Gli sbandamenti della neonata repubblica fascista facevano emergere istanze politiche diverse. C'erano idee moderate e altre invece che arrivavano ad accusare lo stesso Mussolini di essere debole e inerte. Queste indagini, indirizzate e autorizzate direttamente o indirettamente dal Duce, esaltarono da un lato il potere della banda, ma dall'altro crearono anche le condizioni della sua fine.
Tra gli indagati fascisti del Reparto speciale ci furono sia fascisti intransigenti come Roberto Farinacci, che fascisti moderati come il direttore de La Stampa Concetto Pettinato. Furono svolte dagli uomini di Koch anche indagini interne nei confronti dei membri della "Muti" che esercitavano una certa rivalità nei confronti della squadra speciale. Il gruppo dirigente fascista si sentì minacciato dall'autonomia di Koch e riuscì così ad avere l'avallo di Mussolini per smantellare la banda con un'azione di forza, condotta il 25 settembre 1944 proprio da parte della Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, con la partecipazione di poliziotti della Milizia. Secondo alcune fonti il reparto era implicato anche in un traffico di cocaina. Villa Fossati fu circondata, circa cinquanta componenti della banda vennero arrestati e fu sequestrato tutto il bottino accumulato nei mesi di attività. Il 17 dicembre 1944 Koch fu arrestato e rinchiuso al carcere di San Vittore a Milano. Successivamente, nonostante le proteste di Kappler, il Reparto fu smantellato.
Il colonnello Walter Rauff, capo della Polizia del Terzo Reich per la Lombardia, il Piemonte e la Liguria, affermò: "Koch non è stato capace di vedere con esattezza la situazione di Milano, si è rivelato troppo giovane e troppo importantizzato e indipendente, ha speso troppi denari e ha suscitato le gelosie di tutti i concorrenti".
Gli ultimi giorni
Con l'aiuto dei tedeschi, Koch riuscì ad evadere il 25 aprile 1945 e da Milano si spostò a Firenze, allo scopo di ricongiungersi con Tamara Cerri, che, dopo l'arresto a Villa Fossati, era stata liberata e aveva raggiunto la sua famiglia a Firenze, per essere nuovamente catturata dagli alleati. Avuta notizia dell'arresto, il 1º giugno si presentò alla questura del capoluogo toscano dichiarando: "Se avete arrestato Tamara Cerri perché vi dica dov'è Koch, potete liberarla. Koch sono io, arrestatemi". Subito tradotto a Roma, fu processato dopo una rapida istruttoria di due giorni, con procedura d'urgenza.
Il processo si aprì il 4 giugno nell'aula magna della Sapienza, l'interrogatorio dell'imputato e le deposizioni dei testimoni dell'accusa (l'ex-questore Morazzini e il commissario di polizia Marittoli) e a discarico (Luchino Visconti, la cui deposizione finì invece per prodursi in un ulteriore capo d'accusa) occuparono due ore; la requisitoria del PM e l'arringa difensiva di Federico Comandini, nominato avvocato d'ufficio quale Presidente dell'Ordine degli avvocati di Roma, presero circa mezz'ora. Alle 11:55 l'imputato fu condotto in camera di sicurezza e alle 12:17 rientrò in aula, dando la corte lettura del dispositivo della sentenza. Condannato alla pena capitale, fu giustiziato presso il Forte Bravetta alle ore 14:21 del 5 giugno 1945.
« In nome di S.A.R. Umberto di Savoia, principe di Piemonte, luogotenente generale del Regno, l'Alta Corte di Giustizia, nel procedimento a carico di Pietro Koch di Rinaldo, dichiara Pietro Koch colpevole del reato di cui all'art. 5 del D.L. 27 luglio 1944, n°159 in relazione all'art. 51 del Codice Penale Militare di guerra. In conseguenza, visti gli articoli suddetti, condanna Pietro Koch alla pena di morte mediante fucilazione alla schiena. »
(Dalla sentenza del collegio giudicante agli atti del processo Koch)
Vista la fama del personaggio, le autorità ritennero opportuno documentare l'esecuzione con una ripresa filmata che venne realizzata da Luchino Visconti.
La fine della banda
Alcuni componenti della banda furono giustiziati nei giorni successivi al 25 aprile: Armando Tela il 22 maggio, Augusto Trinca Armati il 18 maggio, Vito Videtta il 29 aprile. Gli altri furono in maggioranza condannati a pene detentive e ritornarono in libertà nei primi anni cinquanta, come il sacerdote Epaminonda Troya. La Cerri venne scagionata dalle accuse e scarcerata da Regina Coeli il 16 marzo 1946, dopo aver diviso la cella con la collaborazionista ebrea Celeste Di Porto. Osvaldo Valenti venne fucilato il 30 aprile a Milano assieme alla compagna Luisa Ferida, che sarà poi giudicata estranea post-mortem. Mauro De Mauro ebbe imputazioni per la strage delle Fosse Ardeatine, ma fu assolto e divenne un noto giornalista, fino al suo omicidio per opera della mafia siciliana nel 1970. Daisy Marchi, che Koch cercò di scagionare dai crimini (poiché aveva lasciato la banda dopo la fine della relazione con lui), passò un brevissimo periodo in prigione, tentando di farsi passare per una partigiana, e poi venne liberata senza accuse; è morta da anonima pensionata a Roma nel 2013. Alba Cimini (morta a Napoli nel 1952, a 34 anni) liberata dopo aver scritto una lettera a Mussolini dopo il primo arresto e arrestata di nuovo nel dopoguerra, non subì condanne, nonostante l'accertato coinvolgimento. Marcella Stopponi e altri beneficiarono dell'amnistia Togliatti che cancellò i loro reati e le relative condanne. María Denis, che frequentò Koch solo per far liberare Visconti, risultò estranea ad ogni coinvolgimento e venne liberata.

Componenti la squadra di polizia Koch
D r. P iero Koch, Comandante del reparto ; Dr. Tela Armando, V ice
Comandante del reparto ; Avv. Trica Armati Augusto, Capo dell’ufficio
legale; Dr. Franzoni Gino, Segreteria; Avv. Sbaraglini Francesco,
Sostituto U fficio Legale; Ten. Valenti Osvaldo, Collegamenti; Conte
Stampa Guido, Minuto Mantenimento; Giacomantoni Sergio, a disposizione;
Rag. Belgodere Gracco, Capo Ufficio Segreteria; Dr. Zaccagnini
Zivio, Comandante dell’auto drappello ; Ten. Cesi Ezio, Dirigente
dell’ufficio disciplina; Argentino Francesco, Ufficio investigativo;
Cabrucci Emilio, Sorveglianza prigionieri; Silvestri Enzo, Armiere;
Mangani  Giuseppe, Addetto ufficio investigativo; Cardona Pompeo,
Addetto ufficio segreteria; Cavalieri Paolo,  Distribuzione carburanti;
Palloni Raffaele; Zancheri Garibaldo; Fedeli Giovanni; Blisi Guglielmo
; Maccagli Amleto; De Santis Carlo; Raschi Adolfo; G iorgetti Ren
ato ; Casali Antonio; Cosro Giovanni; Rivalta Giovanni; Tonti  Vincenzo;
Ragni A lberto; Guglielm i C arlo; M ilanesi R enato; B ertin i G iuseppe;
Tramponi Luigi; Bori Giuseppe; Belluomini Francesco; Cabruccio
Cabrucci; Filippini Filiberto ; Ferrini Mario; Tardicci Aldo;
Bernasconi Mario; Parlato Domenico; Tinarelli Giulio; Bertoni Marcello;
Cavalieri Corrado; Priori Gerardo; Desi Elio; Giunti Raffaele;
Ramoni  Pietro ; Bettini Ercole; Carlini Dante; Graziano Gino; Boccaccini
Dante; Necchi Luigi; Pozzo Mario; Moroni Battista; Ferru zzi
Giobatta; Zini  Lina; Macchi Desi; Saracini Anna; Giorgatti Camilla;
Ledonne Teresa; Chiavini Anna; Ferrini Giulia;  Giusti Alba; Morichetti
Annapaola; Rievra Maria.


https://www.youtube.com/watch?v=V978ZdPOk1s

«Quelle torture della banda Koch a Villa Triste»
El Medaja, sopravvissuto, racconta quei giorni drammatici e l’incontro con Luisa Ferida
Testimonianza raccolta da Paolo Di Stefano

Carlo Corbella, detto il Carlone. O el Medaja. Perché nel 1942, sul Don, poco più che ventenne, si guadagnò una medaglia d’argento per l’«eroico slancio». Ora, a 91 anni, racconta la sua avventura picaresca: dopo l’8 settembre, si imboscò a Cisliano, il suo paese nella campagna lombarda. Ma nell’estate del 1944 finì nella Villa di Milano in cui la Banda Koch torturava i partigiani. Ora è qui, el Medaja, con i suoi occhi blu vivacissimi, a curare le lattughine, le catalogne e le patate dell’orto, con al fondo la cornice splendente delle Alpi innevate. Quando, dopo l’armistizio, decide di non stare né con i repubblichini né con i partigiani, ogni tanto deve sparire e dormire all’aperto, nel bosco della chiesa, poi torna alla cascina Manzona, dove vive con la famiglia e cinque sorelle.
Un pomeriggio del luglio 1944 girano in zona dei manifestini «bolscevichi» e a un certo punto si presentano nella corte della Manzona «dei loschi figuri» pistole alla mano, minacciano di dare fuoco ai caseggiati se non salta fuori l’autore dei fogli sovversivi. Il Medaglia e suo cognato impugnano i fucili da caccia e dalla finestra parte un colpo. Una persona cade. Non si sa bene chi sia stato a sparare, ma i «loschi figuri» sono poliziotti della Banda Koch, la polizia segreta. «Volevano bruciare la cascina e tutto intorno e le donne hanno cominciato a gridare, vedevo già i recipienti di benzina e allora dico a mio cognato, Restelli Ermenegildo: “vado giù io che non ho niente da perdere, tu hai moglie e figlio…”». È lui a consegnarsi, il Carlone: «Scendo dallo scalone con le mani in alto. Loro gridano: al muro al muro! al muro! al muro!».
Il Corbella viene spogliato, il plotone è pronto, ma le sorelle corrono a prendere le decorazioni militari. «Sospesa l’esecuzioneeee! Però il ragazzo lo portiamo con noi». El Medaja è salvo, se lo contendono la polizia Muti, il corpo militare della Rsi, e la banda dell’ex granatiere Pietro Koch. Da San Vittore, il giovane Corbella finirà a Villa Fossati, che sarà denominata poi Villa Triste, in via Paolo Uccello a Milano, dove la polizia segreta rinchiude gli oppositori in cantina per torturarli e strappare loro confidenze. A Villa Triste, circondata da filo spinato e sirene d’allarme, nel luglio 1944 confluiranno, da Roma vari «loschi figuri», per dirla con il Carlone: tra gli altri, il tenente Armando Tela, braccio destro di Koch, l’avvocato Augusto Trinca Armati, il conte Guido Stampa, un industriale e spia, il padre benedettino Ildefonso Troya, la ventiseienne segretaria e contabile Alba Giusti Cimini, nota per la crudeltà sadica nel seviziare. Pietro Koch va e viene. Al gruppo si aggiunge saltuariamente l’attore Osvaldo Valenti, ex X Mas, con la sua compagna, la famosa attrice Luisa Ferida, che vengono spesso invitati a pranzo da Giannino, un ristorante dei pressi fatto requisire da Koch. La Ferida è certamente al corrente delle sevizie e delle crudeltà, ma se ne tiene alla larga.
Il contadino ha un pregio che i criminali di Koch apprezzano: parla perfettamente il dialetto milanese. «Lo teniamo come interprete», dice l’avvocato Trinca. Vogliono che il Carlone passi le giornate in Piazza Duomo, vestito da spazzino, a orecchiare i discorsi della gente per riferire nomi e fatti di eventuali resistenti: «Volevano che facevo la spia, ma io non portavo notizie». Per la verità, all’arrivo a Villa Triste il Corbella è accolto da uno dei tanti scherzi che sono la specialità della casa. Una finta esecuzione: «Mi mettono su una sedia elettrica, mi legano e mi danno una scarica, faccio un salto di due metri e pum!, cado giù, ma senza farmi niente».
A questo punto lasciamo l’orto, il Carlone cammina sicuro tenendo con una mano la sua bicicletta. «Come si fa a ricordare? Ci vorrebbe tanto tempo, e poi la testa ormai è andata… Non posso dire che l’avvocato Trinca è un traditore, perché alla fine mi ha voluto bene, anche se faceva certi scherzi…». Il Carlone diventa un tuttofare, furbo, sveglio, forte. Se la cava, cerca di aiutare i prigionieri quando può («era povera gente innocente»): regala un angolo di giornale per le sigarette, porta nelle celle la zuppa che è andato a prendere al ristorante Giannino, dove «i capi mangiavano roba buona, anche l’aragosta, senza pagare niente, perché al Giovanni dicevano poi viene il Duce a pagarti». Fa finta di niente, ma sbircia i finti medici e infermieri che vanno a controllare i detenuti massacrati di botte: «Malattia fresca!, dicevano, vedrai che passerà. Li prendevano in giro. Una volta anche con me, mi han detto: preparati che domani sarai fucilato, ma era uno scherzo, per mettermi alla prova».
Quel che vede Carlo Corbetta dalla sua posizione defilata lo racconta, nel suo dialetto, come fosse successo ieri: «Quando c’era da torturare, se ne occupava la contessa Alba». La Giusti Cimini si faceva chiamare impropriamente contessa: «Doccia a novanta di caloria… li metteva sulla sedia elettrica e li faceva saltare, e poi si divertiva con i bastoni». Con i bastoni? «Una volta quella porca ha torturato una signorina di Domodossola, figlia di un partigiano della Val d’Ossola, con il bastone dentro lì nell’utero, le ha spaccato tutto con il manico della scopa, sangue dappertutto, avevo i pantaloni tutti sporchi di sangue, piangevo fino… “Carlo, mi diceva, se ho la fortuna di ritornare a casa, io ti sposo… mio padre vedrai che ha tanti beni…”. Invece è morta lì». Il Carlone vede anche ringhiare i pastori tedeschi quando sentono la parola «partigiano», intravede le orge con i cani, le nottate passate dai capi drogati e ubriachi.
Tra i compiti del tuttofare c’era anche la rimozione dei cadaveri: «Nel tempo che sono stato lì ne ho portati fuori tanti, di morti, a braccia, tanti ma tanti, ero forte, ero giovane, ero il diavolo di questa terra! Li caricavo sulle Lancia col baule lungo, poi loro li portavano via, non so dove». E un giorno gli capita di servire il pranzo alla Ferida, che soggiorna in una stanza del primo piano. Ride di gusto, il Carlone: «Vedo che una mattina entra un tenente, era il Valenti con una signora bellissima, caspita! Allora vanno tutti al ristorante, ma lei rimane alla villa e mi chiedono di portarle da mangiare, così busso alla cameretta numero 5 con il vassoio in mano. Io ero vestito bene, con la cravatta e una spillettina d’oro qui, avevo 22 anni, uhèla… ero anch’io un bel giovine. Ostia!, la Ferida era lì lunga sul letto, senza niente, e cercava di tirarmi vicino e mi dice: “ma lei è la prima volta che vede una donna così?”. Aveva indovinato, ma mi tenevo lontano, perché sapevo i trucchi… La pianto lì e me ne vado».
Il Valenti e la Ferida restano in Villa quindici giorni, mentre la tensione sale: «La loro speranza era la famosa arma segreta. Una sera ho visto di nascosto il capo-banda Koch con tutti intorno che gli chiedevano: “Dottor Koch, ma l’arma segreta quand’è che arriva?”». L’orrore si conclude un giorno in cui il Corbella trova il coraggio di scappare: «Sono saltato nell’Olona, che passava ancora lì e adesso è coperto, ho saltato la cinta del lido, ho traversato tutte le campagne a piedi e son venuto a nascondermi nel bosco. Mi hanno sparato dietro e mi dispiace che hanno ucciso una donna, poverina, ma l’ho saputo dopo». È il 30 aprile 1945 quando il Carlone libero rivede da lontano il Tela e il Trinca: «In via Monte Bianco, all’angolo del lido, ho visto l’esecuzione, che i partigiani gli han sparato. Il Trinca ha voluto fumare l’ultima sigaretta, il Tela è morto appena prima, era malato di cuore».


FATTI & CURIOSITA' / 13 : LA BANDA KOCH

LA STELLA DI PIAZZA GIUDIA / CELESTE DI PORTO : PANTERA NERA NAZISTA
https://mondopopolare2.blogspot.com/2017/02/celeste-di-porto-la-pantera-nera-delle.html

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FATTI & CURIOSITA' / 12 : IL CASO PIETRO VALPREDA
http://mondopopolare2.blogspot.com/2018/06/fatti-curiosita-12.html
FATTI & CURIOSITA' / 11 : PESSOA,CROWLEY E IL FINTO SUICIDIO (1930)
http://mondopopolare2.blogspot.com/2018/06/il-fatto-3.html
FATTI & CURIOSITA' / 10 : IL CINEMA SPLATTER E GORE
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FATTI & CURIOSITA' / 9 : L'OMICIDIO PUO' ESSERE DIVERTENTE Di JOHN MARR E LE ALTRE FANZINES DEGLI ANNI 90
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FATTI & CURIOSITA' / 8 : MEXICO 1963 - ESPOSTI IN VETRINA GLI UOMINI PESCE ASSASSINI CATTURATI AFATTI & CURIOSITA' / 8 : MEXICO 1963 - ESPOSTI IN VETRINA GLI UOMINI PESCE ASSASSINI CATTURATI A MANZANILLO MANZANILL
FATTI & CURIOSITA' / 7 : LE DONNE GIRAFFA
FATTI & CURIOSITA' / 6 : FORDLANDIA IL FALLIMENTO INDUSTRIALE DI FORD IN AMAZZONIA
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VIOLENCE : IL PEGGIO DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
IL CASO LUDWIG Di Valerio Evangelisti
ESTREMA DESTRA 1976 : IO,RAGAZZA DI SAN BABILA Di Massimo Fini
LE BOMBE E I CODICI : IPOTESI EMME / LA REPUBBLICA DEGLI ERMELLINI Di Giorgio Galli,Massimo Caprara e Alberto Dall'Ora
ANNI DI PIOMBO : CALENDARIO DI UN ASSEDIO / ASSASSINI,BOMBE,MORTI E VITTIME ANNO PER ANNO - ITALIA 1969/2003 1a PARTE
100% ISRAELI GIRLS : FEMMINILITA' IN TRINCEA E IN SPIAGGIA
MONACO 1972 : IL GIORNO DEGLI SCIACALLI
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VIETNAM 1972 : LA BAMBINA IN FIAMME KIM PHUC E IL FOTOGRAFO NICK UT Di Mattia Pagnini
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ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE UNGHERESE 1956/2016 : LA LEGGENDARIA ERIKA SZELES UNA DELLE MARTIRI COMBATTENTI DI BUDAPEST
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giovedì 19 luglio 2018

PERSONAGGI / 24 : KOLINDA GRABAR-KITAROVIC


Kolinda Grabar-Kitarović (Fiume, 29 aprile 1968) è una politica croata, prima presidente donna della Croazia e la più giovane nella storia del paese.
Nata a Fiume da Dubravka e Branko Grabar originari di Lopača, frazione di Jelenje a 15 km dalla città, dove crebbe. Dirigente dell'Unione Democratica Croata, nel 2003 viene nominata ministro delle Integrazioni Europee della Croazia, fino al 2005, quando diviene ministro degli Esteri e lo resta fino al 2008. Quell'anno diviene ambasciatore presso le Nazioni Unite e nel 2011 assistente diplomatico del segretario generale della NATO fino al 2014.
È stata eletta l'11 gennaio 2015 presidente della Croazia al secondo turno delle elezioni con il 50,7%, vincendo il ballottaggio con il presidente uscente Ivo Josipović. Si è insediata il 18 febbraio. A seguito delle elezioni politiche dell'11 settembre 2016 ha affidato ad Andrej Plenković l'incarico di formare un nuovo Governo.

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Kolinda Grabar-Kitarovic è la politica più entusiasta in questi Mondiali di calcio. Urla gioiosa, abbraccia la bandiera, festeggia ogni azione d’attacco. La premier della Croazia non si è mai tolta la maglia a quadri della nazionale croata. Ha pagato personalmente le spese di viaggio per assistere alla semifinale in Russia e si è scalata dallo stipendio i giorni in cui era impegnata a tifare la selezione. Il giorno della vittoria contro l’Inghilterra, Grabar-Kitarovic è scesa in campo per abbracciare i giocatori senza preoccuparsi troppo del protocollo.Il giorno del vertice della Nato a Bruxelles, ha regalato una maglietta personalizzata della nazionale croata al presidente americano Donald Trump e alla premier britannica Theresa May. Si è anche fatta una fotografia con il presidente della Francia, Emmanuel Macron, rivale nella partita di domenica pomeriggio.
La passione calcistica della presidente croata non è nuova. Grabar-Kitarovic è una politica di lungo corso, si è impegnata nella nascita dello Stato nel 1991 con il partito conservatore Unione Democratica Croata (HDZ), che guida insieme a Franjo Tudjman.
A cavallo tra la politica e la diplomazia, Grabar-Kitarovic parla sette lingue. Si considera femminista e ha come riferimenti Margaret Thatcher e Angela Merkel.
Originaria di una famiglia di salumieri di Rijeka, Grabar-Kitarovic studiò negli Stati Uniti e si è laureata in Arte e Letteratura inglese e spagnola a Zagreb. Poi ha fatto studi internazionali a Vienna ed è stata inviata diplomatica a Ottawa e ambasciatrice negli Usa. Ha anche lavorato alla segretaria generale della Nato. In un’intervista a Euronews dichiarò che non è rimasta all’estero perché crede che sia il momento di lavorare per la Croazia.
Cattolica praticante, ha vinto le elezioni presidenziali della Croazia nel 2015. A 46 anni è diventata la prima donna presidente e la più giovane nella storia politica croata. La rivista Forbes ha messo il suo nome al 39° posto nella classifica delle donne più potenti al mondo.


PERSONAGGI / 24 : KOLINDA GRABAR-KITAROVIC

PERSONAGGI / 23 : FLORINDA BOLKAN
PERSONAGGI / 22 : 1974 MOONDOG IL MUSICISTA VIKINGO DI NEW YORK
PERSONAGGI / 21 : SID RAWLE
PERSONAGGI / 20 : PETER SOTOS
PERSONAGGI / 18 : AIDA NIZAR DELGADO
PERSONAGGI / 17 : E.HOWARD HUNT
PERSONAGGI / 16 : KARY MULLIS
PERSONAGGI / 14 : DODI MOSCATI
PERSONAGGI / 13 : BEATRICE DALLE
PERSONAGGI / 12 : CHARLEMAGNE PALESTINE
PERSONAGGI / 11 : GIAN MARIA VOLONTE'
PERSONAGGI / 10 : HUNTER STOCKTON THOMPSON
PERSONAGGI / 9 : CHRISTINA RICCI
PERSONAGGI / 8 : MARY WORONOV
PERSONAGGI / 7 : PHILIP K. DICK
PERSONAGGI / 6 : RAY MANZAREK E I DOORS
PERSONAGGI / 5 : PAULO ROBERTO FALCAO L'ORFANO DEL MUNDIAL
PERSONAGGI / 4 : JIM HURTAK E GLI ALTRI MONDI
PERSONAGGI / 3 : MEGHAN MARKLE LA PRINCIPESSA MODERNA
PERSONAGGI / 2 : GILLES DE LAVAL SIGNORE DI RAIS
PERSONAGGI / 1 DANIELA ROCCA - SOGNO INFRANTO : SUCCESSO AMORE DRAMMA

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