venerdì 23 settembre 2016

MEGAPOST JO CHAMPA : LA VOLPE CALABRESE DI HOLLYWOOD


Per gli italiani è “Lady Hollywood”. Modella, attrice e produttrice, una carriera folgorante quella di Jo Champa nata nel 1968 ad Amaroni (CZ), un borgo di poche anime sulle montagne
della Sila. Dal paesino che si sviluppa su soli nove chilometri a 365 metri di altitudine, Jo si è fatta strada negli USA, vive a Beverly Hills ed  è diventata un’attrice apprezzata e una produttrice di successo. Jo è la figlia di Virgilio Ciampa, medico ad Amaroni, un uomo generoso che considera la professione come una missione e cura gratuitamente le famiglie povere del paese. Il cuore d’oro di Virgilio è ricambiato con gesti d’affetto umili ma carichi di riconoscenza che i pazienti gli offrono a dimostrazione della loro stima e apprezzamento. Così capita che Virgilio trova dietro la porta dello studio ceste di frutta, salami, formaggi. La gente semplice omaggia un medico buono che tanto si adopera per i suoi compaesani. Negli anni Ottanta Virgilio si trasferisce con la famiglia a Roma per lavorare in una clinica, Jo ha soltanto otto anni. Bella e affascinante sin dall’adolescenza, inizia la carriera di fotomodella e diventa una delle indossatrici preferite di Gianni Versace. “Eravamo talmente giovani entrambi” ricorda Jo raccontando la sua amicizia con lo stilista reggini “avevo quattordici anni e conservo dei ricordi stupendi”.  Gianni e Jo sono due calabresi di talento che raggiungono le vette del successo, ma per realizzare il loro sogno devono abbandonare la terra d’origine. La Calabria del mare azzurro e delle aspre montagne resterà una costante nella loro vita e nella loro carriera e in quella terra torneranno più volte anche solo col pensiero. Dalle passerelle al cinema il passo è quasi inevitabile per la bella Jo, da sempre appassionata  di cinema. “Ho fatto il liceo classico al Nazareno. Poi l’indossatrice. Volevo partire per l’Afghanistan come fotoreporter contro le mine”. L’idolo di Jo è Scott Neeson, già ai vertici di Fox International e Sony, che ha venduto tutto e si è trasferito a Phnom Pen a costruire ospedali e orfanotrofi”. Invece viene scoperta da un casting director che nota la sua foto sul settimanale “Amica” nel 1986 partecipa al provino per “Salomè” di Claude D’Anna e Jo ottiene la parte della protagonista e recita nel film presentato a Cannes insieme a Fabrizio Bentivoglio, Thomas Milian e Lorenzo Piani presentato a Cannes lo stesso anno. 
“Mio padre avrebbe voluto che facessi il medico. Proprio come lui. Io, invece, non ci ho mai pensato”, rivela Jo in un’intervista,“volevo fare altro. Ci ho messo tanta determinazione, la stessa che mi ha insegnato lui. Per il resto la vita va come deve andare. Ce la metti tutta”. E il padre le trasmette anche l’emotività e l’ironia.
La determinazione e la volontà non mancano di certo alla giovane Ciampa, che diventa una delle attrici più richieste negli anni Ottanta e Novanta partecipando a importanti produzioni italiane e americane.
Nel 1987 condivide un ruolo con Fanny Ardant interpretando il personaggio da giovane nella pellicola La famiglia di Ettore Scola con Vittorio Gassman e Stefania Sandrelli. Durante le riprese di “ Le vie del Signore sono finite” Massimo Troisi, si innamora del regista e diventa la sua compagna per due anni. “Massimo è un classico esempio di attore italiano che è andato oltre. Non era solo un comico, era un attore. Non era solo napoletano, poteva essere internazionale, una specie di Buster Keaton. Io sono convinta che la sua comicità possa colpire gli americani, che lo conoscono solo per Il Postino”.
L’America ancora rende tributo al grande attore e regista napoletano vincitore dell’Oscar con “Il postino” e  lo ritiene un eminente rappresentante della grande scuola del cinema italiano. Jo, che negli anni è diventata una delle promotrici del cinema made in Italy a Hollywood in una recente intervista ha ringraziato “ Cinecittà e l’American Cinemathèque perchè stanno facendo un lavoro incredibile per promuovere tra il pubblico e gli addetti ai lavori i film italiani qui a Los Angeles. Non solo i classici, con tutto rispetto per Fellini, Rossellini o De Sica, ma anche i contemporanei: da Benigni a Troisi a Verdone ai giovani autori di oggi”.
La bellezza mediterranea di Jo continua a mietere successo negli Stati uniti e viene glorificata da Helmut Newton che la fotografa e la inserisce nel suo libro artistico “Sumo”. Anche la carriera cinematografica prosegue con successo: dopo il prestigioso La bottega dell’orefice (1989) con Burt Lancaster, viene scelta come protagonista del film Il sole buio (1989).
Il trasferimento a Los Angeles è ormai inevitabile. A Hollywood, Jo dove lavora con Steven Seagal, Jerry Orbach, William Forsythe alla pellicola Giustizia a tutti i costi (1991) di John Flynn, nella  quale veste i panni di Vicky Felino in una trama incentrata su un detective impegnato contro la malavita. Ma l’Italia le manca troppo e Jo continua a fare avanti e dietro fra lo stivale e gli States, partecipando a titoli come Piccolo Buddha (1993) di Bernardo Bertolucci; Miele dolce amore (1994); Colpo perfetto (1994); Un poliziotto sull’isola (1994) con Arnold Schwarzenegger; Il mio amico Zampalesta (1994) con Harvey Keitel; Don Juan de Marco maestro d’amore (1995) con Johnny Depp, Marlon Brando e Faye Dunaway; Mi fai un favore (1996) e Ma il buon Dio è proprio in gamba? (1998). “Devo ammettere che ero molto spaventata. Anche se il sogno americano mi aveva accecata e mi vedevo traghettata verso nuove prospettive, diversi traguardi”. Hollywood è una specie di el dorado per gli aspiranti attori ma per qualcuno può trasformarsi in una trappola, in un meccanismo che attrae e che può distruggere. Consapevole di poter incorrere in situazioni anche spiacevoli e di doversi scontrare con un mondo come quello del cinema, che nasconde insidie e gelosie, e anche di poterne rimanere delusa, Jo è andata dritta per la sua strada. Già dopo i primi passi nel mondo hollywoodiano nel 1992 incontra Joe Farrell,  fondatore ed ex presidente della Nrg, la più grande società di ricerche di mercato nel campo del cinema. Attualmente produttore e membro della Academy Award che organizza la manifestazione degli Oscar, Farrell sposa Jo. 
proprio Joe Farrell, l’uomo che ha insegnato a Nelson Rockfeller l’accento del Bronx «per avvicinarsi alla gente», il mago del marketing Walt Disney che il Los Angeles Times definisce «l’uomo più potente di Hollywood», e Variety «il Padrino di Hollywood», che ha portato al successo Apocalypse Now al punto che Francis Ford Coppola disse a Cannes: «Ho un’arma segreta, Joe Farrell». Jo riconosce di dovere molto al marito, soprattutto per averla protetta dal “vortice Hollywood” e simpaticamente ricorda il loro incontro, “nel ’92, stavo con un tale al quale feci venire un infarto a letto, però gli salvai la vita. Lavorava con Joe Farrell. Quando lo lasciai, Joe mi invitò al Moca, Museo d’arte contemporanea, poi in un ristorante cinese a Chinatow (…) Mi aspettavo un tipo arrogante e invece mi sono trovata di fronte l’ uomo della mia vita, colto e amante dell’ arte” .Da allora Joe e Jo sono inseparabili. 
Il loro legame si concretizza col matrimonio celebrato a Roma nel 1988. Un evento in cui il lusso diventa classe. Convolano a nozze in una cappella che non veniva usata da trecento anni, dentro palazzo Lancellotti in via dei Coronari, dove si svolge anche il ricevimento per un centinaio di selezionatissimi invitati.
Gli ospiti alloggiano all’Hotel Hassler, il preferito da Farrell nei suoi soggiorni romani e appartengono al gotha dei produttori cinematografici e televisivi americani. Tra gli invitati compaiono Bernardo Bertolucci, Ivana Trump, Walter Veltroni, i Cecchi Gori,  Tom Cruise e Nicole Kidman. Per tutelare la privacy degli invitati, Joe Farrell ha ordinato un servizio d’ordine degno del presidente degli Stati Uniti: oltre trenta body guard e macchine con autista.
“ Quando sono partita dall’Italia non immaginavo di certo che in America mi aspettassero così tante avventure” . Le gratificazioni professionali e personali, però, non inducono Jo a dimenticare la sua Amaroni, “tutti questi anni trascorsi al sole di Los angeles evidentemente non sono bastati a farmi dimenticare il sapore intenso dell’Italia. con la Calabria  il cordone ombelicale è forte, impossibile spezzarlo”. Jo vive a Beverly Hills in una villa da sogno e in una realtà completamente diversa da quella di Amaroni .“Bisogna usare la testa. Quella è fondamentale e bisogna avere a cuore dei valori” questo è il motto dell’attrice “ogni  mondo ha degli aspetti negativi. Devi sapere sempre chi sei e dove vuoi arrivare. senza debolezze”. Jo non si lascia mai vincere dalla debolezza perchè antepone a tutto la famiglia. La nascita di Sean nel 2004 allontana Jo dal set e dalla vita mondana. Vuole fare la mamma a tempo pieno “quando hai un figlio non vuoi muoverti tanto, vuoi stare vicino a casa, anche perch´ voglio che Sean cresca con suo padre e sua madre vicini e sappia che siamo una famiglia unita, cosa rara in questa città”.
Il marito e il figlio sono sempre stati al primo posto e, sentendosi legati ai legami affettivi è difficile perdersi e rimanere intrappolati. Ecco venire fuori i valori che le sono stati inculcati sin da bambina dai genitori calabresi e che il successo non è riuscito a cancellare o a far affievolire. Un successo che non le è mancato, rimarcato dai tanti film e serie tv che l’hanno vista protagonista negli anni Novanta. Recita in Atelier (1986) di Vito Molinari con Marco Bonetti, Elsa Martinelli, Mimsy Farmer, Paola Pitagora e Lino Capolicchio; Walker Texas Ranger (1994); Nei secoli dei secoli (1997); Avvocati (1998) di Giorgio Ferrara con Roberto Herlitzka, Cochi Ponzoni, Aldo Puglisi, Selvaggia Quattrini e Galatea Ranzi; JAG – Avvocati in divisa (1999); CSI – Miami (2009) e il film tv con la Dunaway Pandemic – Il virus della marea (2007). Tuttora il grande schermo italiano e americano la cerca e le affida ruoli nelle pellicole  Scintille d’amore (2001), in La vita, per un’altra volta (1999), nel cinepanettone Natale a Beverly Hills (2009). Anche se decide di ridurre le sue interpretazioni cinematografiche non si sente di rifiutare la proposta dell’amica regista Sofia Coppola e recita in “Somewhere” del 2010, in cui interpreta la moglie di un produttore cinematografico americano. “Nessun riferimento alla mia vita privata” ribadisce l’attrice, “semmai mi sono ispirata a Sofia Loren di cui sono una grande ammiratrice”. La nuova sfida di Jo è la produzione cinematografica con la sua società la Lucky Star Entertainment. “Mi sono lanciata nella produzione. Una cosa nuova, ma che stavo meditando da qualche tempo. In tanti anni al fianco di mio marito ho avuto l’occasione di essere a contatto con i più importanti produttori e con i capi degli Studios. Ho ascoltato con attenzione, ho fatto qualche domanda, e dopo un po’ mi sono resa conto che tutto sommato produrre non è una cosa impossibile. E inoltre posso lavorare anche da casa”
La sua società, a seconda dei film da produrre ha partners diversi. Per esempio insieme al produttore napoletano Andrea De Liberato ha comprato i diritti di distribuzione italiana di Black Dahlia, diretto da Brian De Palma, tratto dal romanzo di James Ellroy, con Hillary Swank, Scarlett Johansson e Josh Hartnett.
Con Alexandra Milchan, una carissima amica di lunga durata, figlia del grande produttore Arnon ha coprodotto “Capitolo XXVII”, sugli ultimi tre giorni di vita di John Lennon. Il film è interpretato da Jared Leto e Lindsay Lohan ed è un thriller. Il titolo si riferisce a “Il giovane Holden”, perchè Marc Chapman, l’assassino di Lennon, era fissato su questo libro quando lo uccise. Anche “A View From the Bridge”, tratto dalla pièce di Arthur Miller, con Scarlett Johansson e Anthony La Paglia per la regia di Barry Levinson è una sua produzione. 
Non solo produttrice ma anche organizzatrice di eventi di beneficenza che combinano il mondo del cinema con quello della moda. Jo Champa è infatti il volto della lotta contro il cancro, contro il razzismo, contro il diabete e non si tira indietro dall’impegno sociale su altri temi. Nel 2009, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano le conferisce il Premio America – Fondazione Italia USA, a dimostrazione del forte legame che l’attrice statunitense ha saputo creare con la nostra nazione. Inoltre, lavora come collaboratrice per magazine italiani.
E a casa, nella  sua Amaroni, ci torna appena può!
Jo Champa è stata nel suo paesino natale nel 2009 a ricevere l’abbraccio di tutti. La piccola comunità di Amaroni accoglie l’attrice e produttrice con tutti gli onori del caso. Per l’occasione il sindaco Arturo Bova e l’amministrazione comunale  organizzano un incontro pubblico per onorare l’illustre concittadina. Ad Amaroni, per rendere merito a Jo Champa, ci sono Alberto Francesconi, presidente dell’Associazione generale italiana dello spettacolo Agis; Rosario Olivo, sindaco di Catanzaro; Marcello Furriolo, direttore generale del Teatro Politeama di Catanzaro e Sergio Dragone, responsabile dell’ufficio stampa del comune di Catanzaro. Jo, la figlia del dr. Ciampa che ha americanizzato la grafia del suo cognome per poterne mantenere la pronuncia anche presso un pubblico internazionale, mantiene la Calabria e Amaroni nel DNA e nel cuore
La Calabria e l’Italia intera sono per Jo motivo di orgoglio. L’attrice e produttrice  più di una volta ha voluto ricordare le sue origini con la fierezza di chi da quella terra è partita per realizzare un sogno e in quella terra ci torna per condividere i suoi successi con chi ancora lì ci vive. 
“Sono orgogliosa perché mio papà è calabrese al 100%. Della Calabria ho ripreso il carattere, che mi è servito nella vita. Dell’Italia negli Stati Uniti porterei i valori, il senso di libertà, il valore della semplicità e dell’amicizia vera, non interessata. Al contrario dell’America porterei qua la puntualità e l’organizzazione”.

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Champa-Farrell, nozze da fiaba
ROMA - "E pensare che da piccola, quando sognavo questo giorno, mi immaginavo su una spiaggia a piedi nudi con dieci amici intorno a me", dice ridendo Jo Champa. "E ora, guarda!". Nella suite presidenziale dell' Hassler che divide con l' uomo che fra poche ore diventerà suo marito, Joe Farrell, fondatore e Chairman del National Research Group, un' organizzazione di marketing con 2000 impiegati che costituisce praticamente il motore di ogni studio hollywoodiano, Jo Champa sta vivendo le sue ultime frenetiche ore prima di uno dei più attesi "Sì" di Roma. Mazzi di fiori affollano ogni spazio disponibile, il pavimento è coperto dai pacchi dono arrivati da ogni parte del mondo, il telefono squilla in continuazione per informare l' attrice sui dettagli finali della gran festa, organizzata da Stefano Piattelli e Danila Lostumbo. Da giorni l' hotel Hassler è occupato dal who' s who del gotha hollywoodiano: per Joe Farrell, 63 anni, che solo pochi mesi fa la rivista Premiere definiva uno dei dieci uomini più potenti di Hollywood, e la sua giovane sposa italiana, sono venuti da Los Angeles, New York, Parigi e Londra alcuni fra i più grossi nomi del cinema, tutti ospiti di Farrell all' Hassler. Tra gli altri: David Matalon, forte del suo contratto di un miliardo di dollari con la Fox, Michael Nathanson, presidente della MGM, Lord e Lady Putnam, il produttore inglese responsabile di film come "Momenti di gloria", Bernardo Bertolucci e sua moglie Claire Peploe, il compositore Maurice Jarre e le sorelle Fendi. Quella giornata sognata sulla spiaggia si è trasformata così per Jo Champa in un matrimonio da favola, a Palazzo Lancellotti, uno dei palazzi più suggestivi della Roma quattrocentesca, scelto da Joe Farrell. "Joe è rimasto colpito dalla bellezza di questo posto e per un anno lui e Stefano hanno organizzato tutto a mia insaputa", dice Champa. L' attrice era raggiante, quando, accompagnata dal quartetto di musica classica di Santa Cecilia, ha fatto il suo ingresso nella galleria del palazzo, trasformata per l' occasione in cappella con il placet del Vaticano che ne ha permesso l' uso per la prima volta dopo 300 anni. Solo 120 gli ospiti illustri vestiti Valentino, Armani e Dolce e Gabbana, che hanno seguito il rito religioso, ufficiato da Don Diego Lorenzi, ex segretario particolare di Papa Luciani. Champa indossava un abito lungo di raso color avorio ricoperto da un leggerissimo velo ricamato di rose - disegnato in esclusiva per lei da John Galliano per Dior (Tom Ford aveva disegnato per Gucci il frac indossato dallo sposo) - sul capo il parrucchiere delle dive Roberto D' Antonio aveva raccolto i suoi capelli in un classico chignon sotto l' acconciatura stile art déco, come il vestito di fiorellini e perle di fiume. Un collier di platino e brillanti, un braccialetto e l' anello regalati dal marito (valore un miliardo e mezzo di lire) giustificavano da soli le trenta guardie del corpo volute da Farrell che ha speso mezzo miliardo di lire per le nozze. Dopo il rito religioso, gli ospiti hanno brindato con Dom Perignon mentre su un grande schermo veniva proiettato un divertente video di dieci minuti realizzato lo scorso agosto a Los Angeles da Jo Champa all' insaputa del marito, evidentemente sorpreso dall' idea, in cui amici e colleghi che non sarebbero potuti intervenire al matrimonio inviavano a Joe auguri e incoraggiamenti. Gli ospiti hanno ballato fino a notte accompagnati dal gruppo di Fabio Frizzi. "So che dovrei essere esausta, e invece mi sento piena di energia", ha detto Jo Champa, allontandosi fra una danza e l' altra. "Questa è stata una giornata davvero da favola. Del resto, sposando un uomo come Joe avrei dovuto immaginarlo. Ci siamo conosciuti sei anni fa ad una colazione all' Hotel Bel Air. Io me l' ero immaginato arrogante e presuntuoso, come tanti americani potenti e pieni di soldi mi sono trovata invece di fronte un uomo che non solo conosce a fondo il mondo del cinema, ma ha un' enorme cultura, un profondo apprezzamento dell' arte. Lo so che la nostra non sarà una vita semplice, sia per i suoi impegni di lavoro sia perchè io continuerò a fare su e giù fra la nostra villa di Bel Air e la mia adorata Trastevere. Ma ci siamo sposati per amore e per allegria, e ora sono felice come non lo ero mai stata in vita mia".
Vivendo là, con suo marito Joseph Farrell, membro dell'Academy che vota gli Oscar, la bella Jo ha americanizzato il suo italiano e i suoi accenti: pochi giri di parole, molta chiarezza, roba che qui in Italia scordiamocela. Che cosa ha imparato in tutti questi anni a Los Angeles? «Il potere del silenzio», risponde senza pensarci troppo. Evviva. Insomma, se c'è qualcuno che conosce Hollywood da dentro è proprio lei, che era una modella del cuore di Versace, poi è diventata attrice con Troisi (Le vie del Signore sono finite) e infine transfuga per vita e per amore dall'altra parte del mondo. Perciò ora, il giorno prima della consegna degli Oscar, si diverte a fare la schedina - questo vince, quello perde - solo per il gusto divertito di sfidare il futuro, senza manfrine e senza doppi giochi. 
Signora Champa, intanto come sarà la cerimonia?
«La conduttrice è Ellen DeGeneres, una comica divertente ed intelligente, con un suo talk-show di successo qui negli States. La sua sfida sarà di rendere lo show entertaining?, godibile».
Ma poi le statuette sono così prevedibili?
«Lo sono per chi segue le altre premiazioni come Golden Globes, Sag Awards, Producers and Directors Guild... Ma ci sono sempre delle sorprese».
Proviamoci. Miglior attore?
«Forest Whitaker per l'Ultimo re di Scozia»»
Attrice?
«Helen Mirren, davvero regale in The Queen».
Andiamo avanti.
«La miglior regia stavolta sarà di Martin Scorsese, che qui non ha mai vinto. Il film premiato sarà Babel (anche se Eastwood è sempre molto amato). E poi penso che vincerà per il miglior attore non protagonista Eddie Murphy. L'attrice non protagonista scommetto sarà Jennifer Hudson, cioè la scoperta di Dreamgirls».
Rimangono il cartone animato e degli effetti speciali.
«Per la prima Cars. Invece Pirati dei Caraibi potrebbe conquistare la statuetta per gli effetti speciali».
Poi dopo la cerimonia ci sono le feste.
«Le feste! C?è quella di Vanity Fair che è la più esclusiva. Alle feste dell'Oscar capita di vedere Jennifer Lopez che parla con Richard Gere che chiacchiera con Elton John che saluta Sting e Stallone che guarda Mick Jagger e così via. Cinquecento persone che conosci! È un modo di rivedersi e salutarsi, mangiando insieme... I 'giocatori?, come vengono chiamati qui, sono quasi sempre gli stessi». (squilla il telefono: è Wendi Murdoch, moglie di Rupert, di ritorno da Las Vegas).
Insomma, lei sarebbe una risorsa del cinema italiano.
«Intanto io sono orgogliosa di essere italiana: a mio figlio parlo solo in italiano. Ma certo, mi accorgo, che almeno in questo settore, siamo rimasti indietro».
Dicono che lei si fosse offerta di aiutare Veltroni a Los Angeles per il Festival di Roma.
«Offerta è una parola sbagliata. Io ritengo Veltroni un amico, sua moglie e le sue figlie sono state al mio matrimonio. Qualche settimana fa sapevo che sarebbe venuto a Los Angeles e mi sono offerta di aiutarlo. Per venire qui, è meglio avere venti appuntamenti invece che solo due. Era un?iniziativa che non volevo rendere pubblica, non mi interessava proprio. E invece qualcuno aveva paura che lo danneggiassi e l'ha fatto sapere in giro».
Così è saltato tutto. Delusa?
«Più che altro capisco che ci sono cose che non capisco. Ecco perché sono andata via dall'Italia: avevo bisogno di crescere, di respirare. Al cinema italiano manca il lavoro di squadra. Qui a Hollywood se un film della Fox va bene, sono felici anche alla Disney o alla Dreamworks perché il clima migliora. In Italia invece trionfano indiscrezioni e pettegolezzi».
Andrà a vedere gli Oscar stasera?
«Dopo 10 volte di fila, ammetto che a questo punto ho più voglia di stare a casa con mio figlio e magari lo farò».

IL SOLE BUIO
Di DAMIANO DAMIANI
Con JO CHAMPA - 1990



MEGAPOST JO CHAMPA : LA VOLPE CALABRESE DI HOLLYWOOD

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