venerdì 27 gennaio 2017

1975 : IL CLAMOSO RAPIMENTO IN CASA AGNELLI


2000
Morta Carla Ovazza rapita nel '76 a Torino e liberata dopo 35 giorni

TORINO. E morta all'ospedale Molinette Carla Ovazza, rapita nel 1976 sotto casa a Torino da una banda che la tenne prigioniera per 35 giorni, quando la donna, che aveva 53 anni, lavorava come interprete al Bit (Bureau international du travail) del capoluogo piemontese. I sequestratori chiesero un riscatto di 10 miliardi di lire. Carla Ovazza, madre di Alain Elkann, primo marito della figlia di Giovanni Agnelli, Margherita, aveva 78 anni. Figlia di un importante famiglia di banchieri, era sposata in seconde nozze all'ingegner Barba Navaretti. Alla famiglia sono giunte numerose telefonate di condoglianze, tra cui quella dell'Avvocato Agnelli.

Carla Ovazza::  era il 1975 quando venne rapita a torino

Carla Ovazza aveva 53 anni quando venne rapita sotto casa a Torino da tre uomini mascherati. Era il 26 novembre 1975, un mercoledì, alle ore 19.30. Poco più di due mesi prima, l'11 settembre, aveva assistito alle nozze del figlio Alain Elkann con Margherita Agnelli, secondogenita di Giovanni Agnelli e donna Marella Caracciolo, che diventeranno genitori di John, oggi nel consiglio di amministrazione della Fiat. I rapitori chiesero un riscatto di 10 miliardi. Il sequestro durò 35 giorni. La Ovazza venne liberata la notte del 1 gennaio 1976.
 Carla Ovazza che al momento del sequestro era già da 17 anni moglie dell'ingegner Guido Barba Navaretti, costruttore torinese sposato nel 1958, al suo rientro a Torino da New York dopo il divorzio da Jean-Paul Elkann, esponente dell'aristocrazia ebraica parigina, per tutta la vita frequenta la comunità ebraica. Per dimenticare "35 giorni trascorsi in prigionia, nel terrore della morte", scrive un libro, "Cinque ciliegie rosse", pubblicato da Mursia, tradotto in Francia con il titolo "L'interminable nuit". Un volume messo insieme in un anno di lavoro per dire alla gente che cosa è un rapimento e aiutare a capire "che bisogna collaborare con la polizia, i giudici, per stanare i rapitori, combattere un fenomeno alla quale la gente - dichiarò - sta finendo per assuefarsi". Per dimenticare il durissimo rapimento, Carla Ovazza decide, dopo il libro, di parlarne il meno possibile. Si dedica molto alla solidarietà e soprattutto, impegna il tempo per i nipoti: i figli di Alain Elkann, John, Lapo e Ginevra. E a quelli di Giorgio, avuto dal marito Guido Barba Navaretti, oggi professore di Economia ad Ancona.

Ovazza, dal Ghetto a oggi

Un libro di interviste dei discendenti del capostipite Vitta, banchiere ottocentesco, narra una saga che attraversa generazioni Storie private e intrecci pubblici, la tragedia dell´eccidio nazista di Intra e il drammatico rapimento di Carla nel 1975
di Vera Schiavazzi
La scrittura è quella delle nonne, un po´ esitante ma nitida. La data: Torino, novembre 1993. La firma, a pagina 5, è Maria Ovazza Momigliano. E il messaggio è chiaro che più chiaro non si può: «Alle generazioni future una raccomandazione. Ricordatevi che l´antisemitismo è un cerino sempre acceso; alle volte si nasconde sotto le ceneri, alle volte improvvisamente divampa. Siate sempre pronti a cercare rifugio altrove: passaporto aggiornato, qualche fedele amico. Per essersi creduti immuni da questa piaga sei milioni di Ebrei sono finiti nei forni crematori. Dio voglia che non si ripeta mai più questa immane tragedia, ma occhi aperti e valige pronte al minimo cenno! Vi abbraccia la vostra vecchia (91 anni) nonna». 
È un documento, uno dei tanti, riprodotti nel libro "Sembra facile chiamarsi Ovazza", che la famiglia ebraica torinese ha appena prodotto e che non si trova nelle librerie. Come spiega Ernesto Ovazza, quinta generazione, «siamo tanti, abitiamo in diverse città, molti, me compreso, si spostano spesso tra Italia e Uruguay, il paese che ha accolto una parte della famiglia durante le persecuzioni naziste. C´era il rischio che la memoria si disperdesse, che i nipoti non sapessero più nulla dei bisnonni, così abbiamo chiesto a due professioniste (Paola Lazzarotto e Fiorenza Presbitero, per le Edizioni Biografiche) di intervistare tutti gli Ovazza e affini che si potevano raggiungere. Ed ecco il risultato». 
Che è, anche, uno spaccato di storia torinese, e che si intreccia con la vita della Comunità ebraica e di molte grandi famiglie, ebree e no, dell´imprenditoria e delle professioni, dagli Agnelli ai De Benedetti, dai Tedeschi ai Boglione, dai Lattes ai Calabi. Ai nomi si aggiungono i luoghi, come la vecchia casa di piazza Carlina 19, ai confini di quello che un tempo fu il Ghetto torinese: qui Vitta Ovazza progettò la sua banca, qui, tuttora, vivono alcune tra le pronipoti, qui sono nati moltissimi Ovazza che il libro ritrae nelle culle, con i travestimenti di Carnevale, con i lunghi costumi da bagno a rigoni degli anni Trenta. O la villa sulla collina di Moncalieri che ancora pochi mesi fa Ginevra Elkann, sorella di John e di Lapo, ha scelto per festeggiare il suo matrimonio. 
Il viaggio nella memoria si snoda lungo la storia d´Italia. Nelle case di molti ebrei torinesi c´era e c´è ancora il ritratto di Emanuele Filiberto, mentre nel 1860 anche gli Ovazza raccolsero fondi e uomini per la spedizione dei Garibaldi (e sette dei Mille, si dice, erano ebrei). Nato nel Ghetto, dietro i cancelli di ferro di via Des Ambrois, Vitta Ovazza diventò uno degli uomini più ricchi e rispettati della città, e fondò la sua banca nel 1866. La famiglia si allarga e si ramifica, il piemontese resta la lingua ufficiale delle feste, e dei sei figli di Vitta oggi restano 23 pronipoti, ai quali ai aggiungono i molti del ramo De Benedetti Momigliano. 
Tragiche, tra le altre, le pagine che ricordano l´incontro in piazza Carlina alla fine del ´39 fra tre fratelli, Alfredo, Vittorio e Ettore, che devono scegliere come proteggersi dalle leggi razziali: «Ettore (che aveva aderito al fascismo, ndr) era contrarissimo alla fuga, Vittorio era incerto, Alfredo decisissimo e pronto per il Sud America». La fine è nota. Solo nel settembre del ´43 Ettore con la moglie Nella e i figli Elena e Riccardo tenta la fuga verso la Svizzera, ma viene intercettato e trucidato dalle Ss con tutta la sua famiglia: è l´eccidio di Intra. 
Un´altra pagina nota e drammatica è quella che rievoca, il 26 novembre del 1975, il rapimento di Carla Ovazza, da poco consuocera di Gianni Agnelli (il figlio Alain Elkann aveva sposato Margherita). La storia è raccontata nel libro da Guido Barba Navaretti, il secondo marito di Carla: «La notte di Capodanno, la rilasciarono davanti all´ippodromo. Era distrutta, pallida, ma ancora forte». E Alain Elkann aggiunge: «Per la famiglia avrebbe fatto di tutto. Non aveva alcuna paura del potere, se doveva risolvere un problema che riguardava altri non si faceva scrupoli di andare dall´avvocato Agnelli». 
Sembra, e forse non è, facile chiamarsi Ovazza. Ma, per dirla come Larry Boglione, figlio di Marco e di Daniela Ovazza, «ci sarà sempre chi si metterà al telefono e ci riunirà tutti». Nel frattempo, il libro è lì per ogni nuovo nato.

1975 : IL CLAMOSO RAPIMENTO IN CASA AGNELLI


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