giovedì 22 giugno 2017

1972 : CACCIA A MARTIN BORMANN / IL VICE DI HITLER E' VIVO E RICCHISSIMO!


Martin Bormann

Martin Bormann (Wegeleben, 17 giugno 1900 – Asunción, 15 febbraio 1959) è stato un politico tedesco. Capo della cancelleria del NSDAP (Parteikanzlei) e segretario personale di Adolf Hitler, fu tra i membri più importanti nella gerarchia della Germania nazista.

Infanzia e gioventù
Martin Bormann nacque a Wegeleben, nell'allora Impero tedesco, il 17 giugno 1900. Il padre, Theodor Bormann, prussiano, fu prima sergente maggiore di un reggimento di artiglieria e successivamente impiegato delle poste. Rimasto vedovo con due figli, si risposò con Antoine, che gli diede altri tre figli, di cui il primo fu Martin. Nel 1904 Theodor morì e Antoine, in difficoltà economiche, si affrettò a risposarsi con Albert Vollborn, direttore di un'agenzia bancaria.
Bormann, durante la scuola superiore, si interessò di musica e del gioco degli scacchi; partecipò a vari circoli nei quali ebbe occasione di parlare della situazione ebraica mondiale e del sionismo. Lasciò presto gli studi per lavorare in una fattoria nel Meclemburgo. Durante le ultime fasi della Prima guerra mondiale venne arruolato come cannoniere in una sezione di artiglieria, ma non partecipò a nessuna battaglia. Nel 1922 si unì ai Freikorps. Nel marzo 1924 venne condannato a un anno di prigione perché complice di Rudolf Höss nel brutale omicidio del suo stesso insegnante di scuola elementare, Walther Kadow, militante comunista e sospettato di aver consegnato alle autorità francesi il nazista Albert Leo Schlageter. Scontò undici mesi di reclusione e, squattrinato e senza lavoro, si unì nuovamente ai Freikorps.

Ascesa nel partito nazista
Si iscrisse al NSDAP il 17 febbraio 1927, tessera numero 60508. Il partito gli offrì l'incarico di amministratore del fondo previdenziale delle Sturmabteilung (SA). Dal 1928 al 1930 fu membro del Comando Supremo delle SS. Nell'ottobre 1933 divenne Reichsleiter e in novembre membro del Reichstag. Da luglio 1933 al 1941 Bormann fu segretario personale di Rudolf Hess. Fu lui a dirigere la costruzione del famoso Kehlsteinhaus, noto come Nido dell'aquila, la fortezza progettata da Roderich Fick e costruita sul picco da cui prese il nome, il Kehlstein, che sovrasta la località montuosa dell'Obersalzberg. Dimostrò di essere un uomo ligio al dovere anche a costo di essere crudele: distrusse strade e case, sfrattandone gli inquilini.
Lo chalet fu donato a Hitler per il suo cinquantesimo compleanno, a cui però non piacque, nonostante fosse stato progettato secondo alcune sue direttive, avendo subito molti cambiamenti durante la costruzione. Il Führer, infatti, continuò a preferire la sua più piccola e modesta villetta poco distante, il Berghof. Bormann sostenne la repressione di tutti i gruppi organizzati di opposizione, in particolar modo delle Chiese; e di ogni influenza religiosa dal partito. Nel luglio 1938 proibì che nel partito fossero ammessi preti, il 6 giugno 1939 gli scienziati di fede cristiana, successivamente gli studenti di teologia. Lottò contro qualsiasi genere di insegnamento religioso nelle scuole. Nel 1941 emanò una circolare indirizzata ai gauleiter, ossia ai funzionari locali del partito nazionalsocialista, nella quale, senza ambiguità di sorta, sancì l'assoluta inconciliabilità tra il Nazionalsocialismo e il Cristianesimo.
Vi si legge, tra l'altro, che «nazionalsocialismo e cristianesimo sono incompatibili» e che i contenuti del cristianesimo «nei loro punti essenziali, sono di derivazione giudaica. Anche per questo motivo noi non abbiamo nessun bisogno del cristianesimo». La circolare fu inclusa negli atti di accusa contro Bormann al processo di Norimberga, classificata come documento 075-D. Questo è uno dei documenti che contrastano insanabilmente con la controversa tesi espressa da Richard Steigmann-Gall nel libro Il Santo Reich, secondo il quale il nazismo sarebbe un'ideologia cristiana. Bormann colse l'occasione di subentrare a Hess, quando nel 1941 questi volò in Gran Bretagna nel tentativo di proporre una pace separata con il governo inglese. Divenne capo della Parteikanzlei e gli fu affidato il compito di amministrare il Fondo Adolf Hitler dell'industria tedesca. Il 12 aprile 1943 venne nominato ufficialmente segretario personale di Hitler. Ottenne poteri superiori a quelli del suo predecessore: controllo di tutte le leggi e le direttive emanate dal Gabinetto del Führer, e direzione del Consiglio dei ministri per la Difesa del Reich. Il 16 luglio 1941 Bormann partecipò alla conferenza presso il Quartier Generale del Führer insieme a Göring, Rosenberg, Keitel e Lammers.
Si stabilirono piani per l'annessione di territori russi e di altri Paesi dell'Est. Partecipò a una seconda riunione l'8 maggio 1942 con Hitler, Rosenberg e Lammers sulla soppressione della libertà religiosa. Sostenne politiche sulla condizione dei prigionieri di guerra particolarmente dure e sanguinarie. Firmò il decreto del 9 ottobre 1942 che stabiliva l'eliminazione permanente di tutti gli ebrei nel territori della Germania; quello del 1º luglio 1943 che dava controllo assoluto sugli ebrei ad Eichmann e un ultimo, del 30 settembre 1944, dove la giurisdizione di tutti i prigionieri di guerra veniva affidata ad Himmler e alle SS. Nonostante la sua figura poco appariscente rispetto a quella di altri gerarchi, Bormann fu un uomo dal grande potere, soprattutto nel periodo della Seconda guerra mondiale. Come testimonia Albert Speer nelle sue memorie, la sua influenza su Hitler fu totale ed egli divenne il filtro fra il Führer e il mondo esterno, l'interprete delle sue volontà.
La sua influenza negativa su Hitler portò spesso a scelte errate e illogiche ai fini del decorso della guerra, tanto che in molti credettero erroneamente che egli fosse persino una spia di Stalin, rifugiatosi poi con i russi. Per quanto inverosimile fosse questa versione della sua scomparsa, ne esce tuttavia un quadro che evidenzia come molti generali tedeschi fossero propensi a considerare Bormann come il migliore alleato di Stalin, alla luce delle scelte tattiche che egli faceva fare a Hitler.[senza fonte] Nell'inutile tentativo di arginare l'influenza di Bormann sul Führer, Göring, Goebbels e Speer cercarono di coalizzarsi per metterlo in difficoltà di fronte a Hitler. Il tentativo non andò a buon fine, in parte a causa di una certa conflittualità che esisteva tra Goebbels e Göring, quest'ultimo sempre più distante dalla realtà, a causa dell'assunzione di morfina. Bormann, negli ultimi giorni della dittatura nazista, firmò il testamento politico di Hitler e fu testimone delle nozze del Führer con Eva Braun. Dal 5 luglio 1941 fino al 1944 fece trascrivere i discorsi tenuti da Hitler con i suoi invitati. Questi furono poi pubblicati con il titolo Conversazioni a tavola di Hitler.

La fuga e la morte in Paraguay
La Seconda Guerra Mondiale è finita, e così finisce anche la follia nazista di voler conquistare il mondo. Alcuni gerarchi però riescono a sfuggire al processo di Norimberga, perlonemo i più famosi, perche degli altri non si è saputo e non si saprà mai più nulla. I Russi sono entrati a Berlino, ormai ridotta in macerie, Hitler, Goebbels, con i suoi sei figli ed Eva Braun si sono suicidati con il veleno. Addirittura il cane di hitler, Blondi, ha dovuto ingerire la fatidica capsula di veleno, come Goering dal carcere e tanti altri meno famosi ufficiali nazisti. Ma vi è una storia che merita di essere raccontata, anche perchè si basa su testimonaze attendibili. Il nuovo quartier generale, previste le imminenti distruzioni, diventò Flensburg. Bauimgart, processato per crimini di guerra, un capitano, pilota dela Luftwaffe, nel 1949, in Polonia, dichiarò, di fronte al tribunale Polacco, che il 28 aprile 1945, aveva portato in Danimarca un aereo con Hitler e la Braun e con altri altissimi esponeneti del nazismo. Invenzione o realtà?…Egli dichiarò: “Il 28 aprile 1945, portai in Danimarca un aereo con a bordo Hitler e la Braun. L’aereo aveva attraversato Kiel, nei pressi della frontiera danese. Hitler lo ringraziò, e lo esonerò da qualunque inarico, poi si imbarcò su un sommergibile”. In realtà i sommergibili pronti per un’eventuale traversata dell’oceano, erano due, giunti senza inconvenienti in Sud America: uno era il celebre U-843, che partì da Amburgo e giunse in Brasile, attraversando l’Atlantico senza problemi, l’altro, dopo una traversata da incubo, compiuta per la maggior parte del tempo sott’acqua, arrivò in Argentina. Tutti i sommergibili ebbero il permesso di sbarcare. Ma chi sbarcò da quegli U-BOT?
Probabilmente Mengele, Eichmann, Muller, ma non Martin Bormann il numero due del nazismo. Che fine fece questo sadico protagonista della guerra che coinvolse il mondo? Perchè venne condannato a morte in contumacia, quando l’11 aprile 1973, il procuratore generale Horst Gauf, dichiarava ufficialmente che le scheletro ritrovato cinque mesi prima nei pressi di Berlino, nell’ Invalidenstrasse, apparteneva “con certezza” a Martin Bormann? Riassumiamo velocemente la sua storia: egli nacque nel 1900 a Meckleburgo, il 9 novembre 1923, viene arrestato per complicità nell’omicidio, insieme Ferdinand Hoss, tristemente diventato nel 1941 comandante di Auschwitz, di un maestro elementare antinazista, ma se la cavano con solo un mese di carcere. Bormann non ha mai accettato di suicidarsi con il veleno. Dice alla sua segretaria Else Kuger: “Aufwiedersehen, non so come potrò cavarmela” ed esce dal bunker con poche SS. E’ la notte tra 1° e il 2° maggio 1945. Albert Speer, ministro degli armamenti, lo definisce. “Il più volgare, brutale e spietato membro della gerarchia nazista”. Comunque la versione più attendibile è che alle 9.21 del 22 aprile 1945, Bormann inviò un messaggio radio al suo aiutante all’Obersalzberg, Von Hummel, dichiarandosi daccordo “sul progetto di traversata dell’Atlantico del Sud”. Il documento originale è in mano ai sovietici, insieme al diario che il criminale nazista perdette nella fuga.
Così il 17 giugno 1970, compiva settan’tanni, l’unico gerarca nazista sfuggito al processo di Norimberga. Secondo Simon Wiesenthal, certamente si trovava ben lontano dalla Germania, ma nello Stato Brasiliano di Rio Grande do Sul, con un gruppo di fedelissimi nazisti. Sul suo capo pendeva una taglia di 100 mila marchi, emessa dalla Procura di Stato di Francoforte sul Meno e Bormann fu costretto continuamente a mutare nome e residenza per ragioni di sicurezza, ma le sue guardie del corpo non lo perdettero mai di vista. La salute del vecchio gerarca divenne precaria: nel 1966 fu costretto a sottoporsi ad un improvviso intervento chirurgico per una grave malattia intestinale, ma ha molto denaro a sua disposizione. Nel 1969 si trovava ad Iribura, una “colonia” tedesca ai confini tra il Brasile e il Paraguay. Simon Wiesenthal morì il 20 settembre 2005, ma le sue ultime parole su Martin Bormann furono: ” Contrariamente a quanto sostiene qualcuno, posso assicurare che Bormann non si sottopose ad alcun trattamento di plastica al viso. In questi ultimi anni, ha mutato spesso di nome usando, quando necessario, i nomi dei tedeschi morti, nelle”colonie” formate da essi in Brasile o in altre nazioni del Sud America. Penso che non riusciremo mai a catturarlo. Bormann non è una persona sola come Adolf Eichmann o Franz Stangl. Bormann è un’organizzazione. E, ora come ora non esiste non esiste un commando capace di catturarlo o una nazione che voglia farlo. E’ inutile pensarci ancora: probabilmente questo ignobile assassino nazista morirà di vecchiaia in un Paese Oltre Oceano

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Nel 1973 lo scrittore Ladislas Farago dichiarò di aver visitato Bormann in un ospedale boliviano e di aver discusso con lui per alcune ore. Farago segnalò numerosi particolari utili al rintracciamento e all'identificazione di Bormann, che però scomparve prima di poter effettuare una ricerca approfondita.
Nell'agosto del 1993 fonti del governo paraguayano, compilate dai servizi segreti all'interno dei cosiddetti archivi del terrore, sostennero che Bormann sarebbe morto ad Asunción, dove viveva protetto dal dittatore Alfredo Stroessner, il 15 febbraio 1959 a causa di un tumore allo stomaco. Fu assistito dal medico delle SS (anch'egli ricercato) Josef Mengele, e, alla morte, fu sepolto, sotto falso nome, in una fossa comune e solo successivamente riesumato, trasportato e sepolto a Berlino, verso la fine degli anni sessanta. Secondo alcune testimonianze, fu un gruppo di sedicenti giornalisti stranieri a disseppellire il presunto corpo di Bormann in Paraguay nel 1968, e a riportarlo in Europa.

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L’FBI ribalta
la storia del nazismo:
“Hitler non morì nel bunker
ma fuggì con Eva Braun
in Argentina”

Una squadra diretta dall’ex CIA Bob Baer ha ripercorso per History Channel il tragitto che avrebbe compiuto il dittatore tedesco da Berlino a Bariloche, via Spagna

In sintesi:
La storia dovrebbe essere riscritta: nuove prove lasciano ben pochi dubbi sul fatto che Hitler non sia affatto morto nel bunker sotto la Cancelleria di Berlino. Colui che venne definito “il più grande criminale del Novecento”, sarebbe invece riuscito a fuggire insieme alla moglie Eva Braun e ad un gruppo di ufficiali del Terzo Reich (tra i quali il fedele segretario Martin Bormann), prima in Spagna e poi in Argentina. Questo, almeno, è quanto rivela il Federal Bureau of Investigation (FBI), che nel 2014 ha declassificato oltre 700 documenti relativi alle indagini che vennero svolte dal 1945 al 1950 sulla presunta fuga di Adolf Hitler in America Latina. La desecretazione è avvenuta grazie alla legge Freedom of Information Act (Atto per la libertà di informazione), emanata negli Stati Uniti il 4 luglio del 1966, durante il mandato del presidente Lyndon B. Johnson.
La ricostruzione di quella fuga è stata resa pubblica nell’autunno 2015 grazie al programma televisivo “Hunting Hitler” (A caccia di Hitler) su History Channel. In otto puntate, una squadra di professionisti ha ripercorso l’itinerario che sarebbe stato seguito dal dittatore tedesco, trovando prove e testimonianze che, apparentemente, non lasciano dubbi su quanto accadde tra l’Europa e l’America Latina nei mesi successivi alla capitolazione della Germania.
Secondo quanto si può leggere nei documenti FBI, gli Americani non hanno mai creduto al presunto suicidio del dittatore tedesco. Come disse Edgard Hoover, mitico direttore dell’FBI, “gli ufficiali dell’esercito americano di stanza in Germania non hanno localizzato il corpo di Hitler e non c’è alcuna fonte attendibile che possa sostenere definitivamente che Hitler sia morto”. La convinzione di Hoover nasce anche dal fatto che il dittatore russo Stalin il 31 luglio del 1945, durante l’incontro di Postdam con il presidente americano Harry S. Truman e con il ministro statunitense James F. Byrnes, presenti il primo ministro britannico Clement Attlee e il ministro degli Esteri sovietico Vjaceslav Molotov, aveva dichiarato con molta fermezza “Hitler non è nelle nostre mani”. E ha detto apertamente che, secondo lui, il dittatore era fuggito.

U-Boot, la via del mare
Un U-Boot tedesco della Seconda Guerra MondialeSecondo un rapporto FBI dell’epoca, sei alti ufficiali argentini avrebbero aiutato a nascondere Adolf Hitler, giunto in Sud America con un sottomarino. Gli U-Boot tedeschi approdarono in Argentina, lungo la penisola di Valdes, sulla costa meridionale. Secondo le relazioni ufficiali, il 5 maggio del ’45 a tutti i sottomarini tedeschi venne ordinato di entrare nel porto più vicino per la resa. Quasi tutti i capitani ubbidirono, ma 46 U-Boot non si fecero vedere. Due di questi, emersero al largo delle coste argentine e si arresero tre mesi dopo.
Bob Baer si domanda quale distanza possa percorrere uno di quei sottomarini, senza fare rifornimento. Il dottor Cencich risponde 14mila km, e la distanza tra l’Europa e il Sud America è di circa 12mila km. Per determinare se ci sono testimonianze circa la presenza di sottomarini tedeschi in Argentina, Baer invia Steven Ramban, cacciatore di nazisti, Tim Kennedy, delle forze speciali dell’esercito USA, e Gerrard Williams, giornalista investigativo, nel presunto approdo argentino di Hitler. Dopo aver guidato per ore, alla fine la squadra raggiunge la punta della penisola di Valdes, esattamente nel punto preciso dell’approdo, secondo i rapporti FBI. Tuttavia, i tre si rendono presto conto che quel posto, dotato di un faro nel bel mezzo del nulla, è troppo scomodo da raggiungere e non sarebbe stato agevole per un uomo di 56 anni, come Hitler. Decidono, dunque, di cercare un approdo più confortevole per un sottomarino. Analizzando i rapporti FBI, il gruppo scopre che la persona che faceva da punto di riferimento per i nazisti in fuga, era un certo Geraldo Lahusen, proprietario di un’importante azienda  con sede a San Antonio Oeste, poco distante dalla penisola di Valdes. Lahusen e i suoi dipendenti erano nazisti convinti e avevano giurato fedeltà a Hitler. Poco per volta emerge il piano nazista in Sud America: creare una rete di aziende floride che, all’occorrenza, avrebbero potuto finanziare e sostenere i nazisti in fuga. Per la cronaca, questo intreccio economico è giunto sino a noi ed è esteso in tutto il mondo.
Intanto a Berlino Lenny De Paul e Sasha Keil scoprono che il bunker e l’aeroporto sono collegati da un tunnel della metropolitana lungo 3,5 km. La galleria della linea U6, termina a 275 metri dall’aeroporto, l’unico tratto scoperto che avrebbe dovuto percorrere Hitler nella sua fuga. Ma ci sono alte probabilità che durante la guerra ci fosse una galleria che univa l’uscita della metropolitana all’entrata dell’aeroporto. La cercano con il georadar e, alla fine, la trovano. Si tratta di un tunnel alto circa 3 metri e largo uno che portava dall’uscita della metropolitana all’interno dell’aeroporto: i tedeschi, dunque, avevano preparato con cura la fuga dei propri capi. Niente, come ci si aspetta dai tedeschi, era stato lasciato al caso. A guerra conclusa, comunque, quella galleria venne murata.

Venti aerei per fuggire da Berlino
La scena ritorna in Argentina, dove la squadra americana scopre che Lahusen era un ricco imprenditore che controllava anche il Banco Nation, la banca locale. I tre vengono in contatto con un testimone che parla loro della presenza di un sottomarino tedesco nel porto di San Antonio Oeste. Non solo. Tre mesi dopo la fine della guerra, la nave argentina Mendoza avvista Il Focke-Wulf Condor 200, utilizzato dai nazisti per la fuga (Bundesarchiv, Bild 101I-432-0796-07 / Kranz)un sottomarino tedesco che operava nel loro stesso mare. Gli americani trovano anche un vecchio subacqueo, Tony Brochado, che per decenni ha lavorato nelle acque della zona. Brochado sostiene che la presenza di sottomarini tedeschi in quell’area, dopo la guerra, è assolutamente certa. E porta anche la testimonianza di una donna italiana, tale signora Paesani, che dalla sua cucina aveva visto un sommergibile in un posto detto Caleta de los Loros.
A Los Angeles, nel centro comandi dal quale l’intera operazione viene seguita, Baer riflette su quello che deve essere stato il piano di fuga dei gerarchi nazisti. Studiando le carte dell’epoca, ha scoperto che i tedeschi per le ricognizioni a lungo raggio usavano i Focke-Wulf Condor 200, aerei dotati di serbatoi di carburante supplementari, in grado di percorrere fino a 3200 km con un pieno. Hitler ne aveva 20 a disposizione. Considerando la situazione geografica del ’45, l’unico Paese in cui i tedeschi potevano trovare aiuto in caso di fuga, era la Spagna di Francisco Franco.

Casa Inalco, la villa sul lago
Secondo i documenti FBI, Hitler avrebbe vissuto per un certo periodo di tempo in una villa protetta nei pressi di Bariloche, la Casa Inalco. Il nascondiglio era perfetto. Si tratta, infatti, di una residenza a diversi chilometri dalla città, circondata da 180 ettari di fitta foresta e accessibile solo dal lago, nei pressi del quale si trova. Due isolette ne nascondono la vista. Nessuna strada raggiunge la villa. Tutto quello che si sa è che tutto quel terreno venne acquistato nel 1940 da Jorge Antonio, capo della Mercedes Benz in Argentina, uno dei primi nazisti ad essersi trasferito qui. La residenza venne completata nel 1945 e poi non se ne sentì più parlare. Il problema è che la villa ancora oggi è proprietà privata e che gli attuali proprietari, dei quali non si sa assolutamente nulla, non rilasciano permessi di alcun tipo. L’area, insomma, è off limits, per cui l’unico sistema per vedere la villa è avvicinarsi di nascosto. Tim Kennedy si dice pronto a farlo, per cui gli americani decidono di raggiungere la locazione. Dopo alcune ore di viaggio in motoscafo, la squadra arriva nei pressi della piccola insenatura dove sorge la villa. Subito notano una torre di guardia che protegge l’area in entrata e in uscita. Se una mitragliatrice fosse piazzata lì, impedirebbe l’accesso di qualunque natante. L’imponente struttura di Casa Inalco sorge a una decina di metri dalla spiaggia, circondata da una fittissima vegetazione alle sue spalle. Tim Kennedy conta tre comignoli, due porte d’ingresso, quindici o diciassette finestre. Kennedy ferma il motoscafo dietro una delle due isolette di fronte alla Casa Inalco, nei pressi di San Carlos de Barilochevilla, affinché non si possa notare dalla villa, e scende in acqua. A nuoto arriva fino alla villa. La prima cosa che vede, toccata terra, è una rampa da idrovolanti che dal lago arriva fino all’ingresso della villa. E’ chiaro che sia proprio quello il mezzo di trasporto più usato dai proprietari della villa. L’edificio, comunque, non è disabitato. Mentre Kennedy ispeziona la zona, nota una persona che esce dalla villa e si dirige verso la spiaggia. L’americano si nasconde e aspetta fino a quando il custode non rientra in casa. Poi, torna a nuoto verso il motoscafo.
Bob Baer, a Los Angeles, decide che sia il caso di sapere qualcosa di più su quella villa che si configura come un perfetto nascondiglio per un fuggitivo come Hitler. Questa volta Tim Kennedy sarà affiancato da J.P. Cervantes e si faranno precedere da un drone, che controllerà la situazione dall’alto. Questa volta scoprono che, dietro la villa, c’è il sistema di areazione di un tunnel sotterraneo. Controllano con una microtelecamera in fibra ottica, dotata di un tubo di trenta metri. Ma si accorgono che sottoterra ci sono solo macerie. Il tunnel  è stato fatto saltare.

La testimone che vide Hitler
Proseguendo nelle loro indagini, gli americani apprendono dai documenti FBI che Hitler sarebbe stato ospite anche dell’albergo Eden di La Falda, poco fuori Cordoba, a metà tra Bariloche e Misiones. Vi si recano. Scoprono così che questo hotel, il più lussuoso della zona, era di proprietà di Ida e Walter Eichhorn, due nazisti della prima ora che si erano trasferiti in Argentina già nel 1912. Nelle lettere, Hitler li chiamava “miei cari amici”. A questo punto pare evidente che almeno una decina d’anni prima della fine della guerra, la Germania aveva costruito in Sud America un tessuto economico-finanziario in grado di nascondere e sostenere finanziariamente i propri capi, qualora la situazione fosse precipitata da un punto di vista militare.
Quando gli americani giungono sul posto, l’Albergo Eden è ormai in disuso da anni. Ariel Mansoni, uno storico locale, spiega che la struttura a suo tempo era l’hotel più lussuoso dell’Argentina e aveva ospitato numerosità celebrità, come Albert Einstein. Negli anni Trenta era il punto d’incontro dei nazisti della regione di Cordoba.
L’aiuto di Mansoni diventa determinante per scoprire un’altra testimone che sostiene di aver visto Hitler in persona proprio in quel posto. Secondo questa testimonianza, Hitler non stava nell’albergo, bensì nella casa degli Echhorn, a circa 150 metri dall’hotel. La persona di cui si parla è Catalina Gamero, la quale dice che tutti i giorni andava a portare la colazione a Hitler presso la residenza degli Echhorn. Secondo il racconto di questa signora, ormai molto anziana e malata, Hitler stette per 9 o 10 giorni a La Falda, in casa dei coniugi Echhorn. Subito dopo, il dittatore si sarebbe spostato nel castello Mandl, anche questo di proprietà tedesca. Fritz Mandl, amico di Ida e Walter Echhorn, era conosciuto dall’FBI come il re delle munizioni austriaco. Secondo gli agenti FBI, aveva convertito la sua fabbrica di biciclette in Argentina in una fabbrica di munizioni. Un altro documento FBI, la cui fonte era un agente segreto francese, rivela che il 7 novembre 1944 vi fu una riunione con i maggiori industriali tedeschi, i quali vennero informati che la guerra non poteva essere vinta, pertanto gli imprenditori dovevano prepararsi a finanziare il partito nazista che sarebbe stato costretto alla clandestinità.

VIDEO
https://www.youtube.com/watch?v=S2eOH9DR4u4

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