mercoledì 14 giugno 2017

ANITA PALLENBERG DEAD AT 73 : 1968 INTERNATIONAL PLAYMEN / ANITA TOMORROW'S WOMAN + BONUS


Anita Pallenberg


La notizia della morte l'ha data  Stella Schnabel, figlia del regista, sul suo account Instagram, dove ha postato una loro foto insieme con il messaggio: "Non ho mai incontrato una donna come te, Anita". Mentre Keith Richards si è detto "devastato" dalla notizia della morte della sua compagna per dodici anni dalla quale ha avuto tre figli, Marlon, Angela e Tara (morto da bambino).

Anita Pallenberg (Roma, 6 aprile 1944 – Londra, 13 giugno 2017) è stata una modella, attrice e stilista italiana, nota per essere stata la compagna del chitarrista dei Rolling Stones Keith Richards dal 1967 al 1977.

Biografia
Figlia di un agente del turismo italiano, Arnoldo Pallenberg, e della segretaria tedesca Paula Wiederhold, fu nota principalmente per le storie sentimentali che la legarono a Mario Schifano ed a tre dei membri del gruppo musicale dei Rolling Stones: dapprima Brian Jones (che la incontrò nel 1965), in seguito lasciò Jones per Keith Richards nel 1967. Con Richards ha avuto tre figli, uno di nome Marlon Richards (nato nel 1969) che è al momento sposato con una modella di origini franco-gallesi, Lucie de La Falaise; una figlia, Dandelion (nata nel 1972) che è nota col nome di Angela Richards; ed infine Tara Richards, nato nel 1976, ma morto per problemi di salute poco dopo la nascita. Come Richards, la Pallenberg si disintossicò dall'eroina. Ebbe infine una breve relazione con il cantante dei Rolling Stones Mick Jagger durante le riprese del film Sadismo, che lei però ha sempre smentito.
Sempre per il cinema ricoprì il ruolo della Black Queen in Barbarella (1968) di Roger Vadim e affiancò Michel Piccoli in Dillinger è morto (1969) di Marco Ferreri.
Dopo la fine del rapporto con Richards, la Pallenberg divenne una stilista di moda, dividendosi per lavoro tra New York City e l'Europa.

Citazioni e omaggi
La canzone Angie (1973), è stata scritta e composta da Keith Richards prima della nascita della loro seconda figlia, quando Anita era incinta ma ancora non sapevano il sesso del bambino, che si rivelò essere, appunto, femmina. Il nome Angela fu scelto come secondo nome, in quanto la struttura cattolica dov'era nata la secondogenita impose un nome più adatto secondo i propri canoni.[1]
La canzone Chez Keith et Anita di Carla Bruni pubblicata nell'album Little French Songs nel 2013 fa riferimento a lei.

Com’era la sua vita a Roma da giovane?  
«Mario Schifano è stato il mio primo ragazzo, frequentavo artisti, intellettuali e il mondo del cinema. Ci vedevamo al Caffe Rosati: c’erano Furio Colombo, Giorgio Franchetti, Cy Twombly, Giulio Turcato. Era molto amica della cantante Gabriella Ferri, che mi ha insegnato il romanesco». 
 Come ha conosciuto Brian Jones ?  
«Avevo 22 anni e stavo lavoravo come modella in Germania e il fotografo mi consigliò il concerto del Rolling Stones a Monaco di Baviera: non erano ancora famosi, non avevano scritto Satisfaction. E ho conosciuto Brian, che parlava tedesco ed era molto colto». 
 Come mai passò da Brian Jones a Keith Richards?  
«Eravamo amici e stavamo insieme. Ci facevamo un sacco di acidi, ma Brian li reggeva male, aveva degli incubi. Quando ci beccarono a Londra decidemmo di andare in Marocco e Brian iniziò a diventare violento. Finì in ospedale. Così io e Keith lo lasciammo lì e a questo punto iniziò la nostra relazione». 
Com’era Londra a quei tempi?  
«Era tempo di hippy, ma io non sono mai stata una hippy. Mi ricordo che rimasi scioccata dalle ragazze hippy che camminavano a piedi nudi in Kings Road. In Italia solo i poveri camminavano senza scarpe. Londra era un piccolo gruppo snob di persone che lavoravano nelle gallerie... artisti, musicisti... alcuni aristocratici». 
Ha incontrato molte persone interessanti?  
«Non direi. Le persone sono persone. Non ero una fan. Per dire, non ero entusiasta all’idea di incontrare John Lennon. Non è nel mio carattere. Provavo molto rispetto per Jimmy Page, ecco. Uscivo anche per conto mio, per andare a vedere i Pink Floyd o Jimi Hendrix. Non avrei potuto farlo perché tutte le rockstar sono maschi sciovinisti: se tu eri con i Beatles, o con i Who, non potevi stare con i Rolling Stones». 
Pensa ancora alla droga?  
«È il grande amore della mia vita. È una storia d’amore a cui ho dovuto rinunciare. Ma non avevo scelta: ero rimasta sola, la mia famiglia non voleva più vedermi. Ero disgustosa, aggressiva, bevevo un sacco. Ero astiosa, non ero un’ubriaca felice. Volevo vivere. Volevo avere cura di me stessa. La gente moriva, c’era l’Aids. Era un periodo cupo». 
 È riuscita a smettere da sola?  
«Come si può smettere, se non da soli? È la sola cosa importante. Da 14 anni non tocco droga né alcol. Dovrei poter dire da trent’anni, ma ho avuto una ricaduta. È stata una grande battaglia, ora è finita, a meno che non mi ammali gravemente e mi prescrivano la morfina, ma non lo faranno! Oggi posso sedere a un tavolo davanti a persone che consumano cocaina o bevono, senza problemi. Mi annoio e basta. Le persone che bevono diventano molto noiose».  
È stato difficile trovare la sua identità?  
«Non voglio rimanere bloccata negli Anni Sessanta come le scarpe con la zeppa. La moda è probabilmente la cosa che mi è più vicina, a cui ho dedicato più tempo, ma non mi piace». 
Dove vive? E cosa fa nel tempo libero?  
«Vivo a Londra ma passo l’inverno in Giamaica. Faccio un sacco di giardinaggio. Ho un giardino a Londra con un amico tedesco, uno in Italia. Mi occupo del giardino di Marlon e del giardino giamaicano di Keith. Quest’anno per la prima volta abbiamo avuto due raccolti di banane. Dipingo e disegno. Faccio quadri botanici, un’arte antica. Mi piace tutto ciò che è lì da molto tempo. Ho smesso di uscire la sera dopo che è stato introdotto il divieto di fumare». 
 Vive da sola?  
«Vivo da sola da vent’anni. Se voglio vedere qualcuno lo chiamo, ma non mi piace essere chiamata. Ho un paio di buoni amici dagli Anni 60. Non esco, ci sono solo paparazzi. Non mi piace, mi sono stufata». 
Ha paura di invecchiare?  
«Sono pronta a morire. Ho fatto così tante cose qui. Mia mamma morì a 94 anni. Non voglio perdere la mia indipendenza. Ora ne ho 75 e onestamente non pensavo che sarei arrivata oltre i 40». 

ANITA PALLENBERG DEAD AT 73 : 1968 INTERNATIONAL PLAYMEN / ANITA TOMORROW'S WOMAN + BONUS

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